Battaglia di Gaza: 109 vittime, molti civili

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lunedì 3 marzo 2008

Oggi l'Esercito israeliano si sta lentamente ritirando dalla Striscia di Gaza. Almeno per il momento, perché il futuro mai come adesso è straordinariamente incerto e minaccioso. Che l'offensiva dell'esercito e aviazione israeliani, motivata dal consueto lancio di razzi su Sderot, fosse estremamente violenta e distruttiva era chiaro già il primo giorno. Ora che gli israeliani si sono ritirati, il 'body count' è salito a 109 vittime, molte delle quali bambini e in generale, civili. Hamas dichiara la sua vittoria affermando che l'Esercito israeliano ha fallito nel suo compito di distruggere le brigate Ezzedine Al-Qassam. Ma a parte la dichiarazione di Hamas, la situazione nella Striscia di Gaza è gravissima, distruzioni e morti sono ad un livello mai raggiunto almeno dalla fine della guerra del 2006.

I lanci di razzi da Gaza continuano, come del resto le minacce di Israele che dichiara nella persona di Zahi Hanegbi (presidente della Commissione parlamentare per gli affari esteri e Difesa) che entro breve tempo verrà lanciata un'altra offensiva 'per abbattere il regime terroristico di Hamas' e 'conquistare l'Asse Filaselfi che è il confine tra Gaza e Egitto. Tanto prima agiremo, tanto meglio.

Questa affermazione non pare tenere conto dello stop di Washington all'invasione, né dell'arrivo di Condoleeza Rice. Gli americani puntano ancora sulla 'sospensione della violenza' e dalla ripresa dei negoziati'. Ma il capo negoziatore palestinese Saab Erekat dice in merito I negoziato sono morti sotto le macerie. L'ONU ha condannato l'uso sproporzionato della forza israeliana, l'UE prende le distanze, anche se questo vale anche per i lanci di Qassan, di cui 7 sono caduti stamattina, ancora una volta senza fare danni. Hamas, accusata di essere semplicemente una 'organizzazione terroristica' e 'Fatah' con cui Israele e USA hanno declinato a lungo di collaborare per via della sua corruzione ed inefficienza (umiliando più volte Yasser Arafat) tentano oramai di allearsi. Abu Mazen è andato a donare il sangue per i feriti, che sono a centinaia: un gesto simbolico oltre che pratico.

Nel frattempo, manifestazioni spontanee hanno iniziato ad essere tenute ina Cisgiordania, mentre si lavora per un governo di unità nazionale onde fronteggiare il massacro e l'occupazione israeliana.

Tra le altre vittime vi sono 2 soldati israeliani, ma anche un 14enne della Cisgiordania durante le proteste. Ricordiamo che mentre gli Israeliani si sono ritirati da Gaza nel 2005, per poi isolarla progressivamente, in Cisgiordania hanno continuato a costruire avamposti e colonie che, per il diritto internazionale sono illegali.

La situazione resta realmente drammatica. L'orrore e lo sgomento per la violenza e le numerose vittime sono condivise anche da Karen Abu Zayd, Commissario generale dell'Agenzia dell'Onu per i rifugiati Palestinesi: si dice disgustato dalle violenze che hanno colpito Gaza, dove il bilancio delle vittime civili, sopratutto dei bambini, non cessa di crescere ad ogni ora. La situazione è aggravata dagli ospedali palestinesi, che oramai sono estremamente a corto di medicinali e sangue.


Tra i commenti politici a 'mente fredda' Shimon Peres ha detto (all'apertura di una campagna per la raccolta di fondi per bambini disabili): «Israele non odia i palestinesi e non intende colpire la popolazione innocente, ma gli abitanti di Gaza, con Hamas in testa, devono capire che la migliore protezione per i loro figli è la fine assoluta del fuoco di razzi su Israele».

Massimo D'Alema, ministro degli esteri del governo dimissionario Prodi sembra rispondergli così: «È difficile che vada avanti il processo di pace se non si apre il dialogo con la parte palestinese che governa a Gaza», «è impossibile fare la pace con metà palestinesi mentre si fa la guerra con gli altri». «È chiaro che se non c'è distensione con Gaza non si può fare la pace con Ramallah».

Le previsioni per gli sviluppi lasciano poco spazio all'ottimismo. Condie Rice arriverà in settimana in Israele, ma questa visita ben difficilmente, al pari di tutte le altre, disinnescherà la tensione e l'aggravarsi della situazione degli 1.5 milioni che abitano a Gaza. E dire, che appena alcuni giorni fa il sindaco di Sderot si era detto disponibile al dialogo con i Palestinesi.


Al 4 marzo, martedì, le azioni israeliane non sono ancora bloccate. Contro un razzo lanciato verso Israele, senza fare danni, 3 palestinesi sono stati uccisi. Il primo ministro palestinese Salam Fayyad ha parlato con rabbia del gran numero di donne e bambini uccisi: Diciassette bambini sono stati uccisi e oltre cento feriti. Una enormità. E nessuno venga a dire che si è trattato di uno spiacevole incidente e ha detto che mai come stavolta Gaza sia l'aggressione più grave dal '67. Ha criticato pesantemente Israele con cui di fatto non v'é modo di imbastire un dialogo, ma ne ha avute anche per Hamas: «Il cinismo di Hamas non sembra conoscere limiti. Come si può esultare di fronte a quanto è accaduto in questi giorni? Hamas porta pesantissime responsabilità per la condizione disastrosa in cui versa la popolazione della Striscia. Il loro comportamento irresponsabile ha favorito il pugno di ferro israeliano» e implorato che la Comunità internazionale, finora sostanzialmente inerte, protegga Gaza con una forza d'interposizione, già chiesta in passata e mai ottenuta anche perché l'asserito ritiro dell'esercito israeliano da Gaza non deve far dimenticare che già da tempo vi sia una gravissima crisi umanitaria che riguarda 1.400.000 persone, ricordando nelle parole del segretario dell' ONU che non vi sono giustificazioni per le punizioni collettive nelle norme del Diritto internazionale.


Anche se Gaza ne è uno degli apici, la situazione internazionale sta progressivamente diventando, in generale, molto difficile. Le crisi simultanee del Pakistan, Kosovo, Afghanistan, Irak, Kurdistan (irakeno) sono tutt'ora attive. Ma quello che è peggio è l'inesorabile ascesa -nonostante la riduzione del fabbisogno da parte degli USA, attualmente sull'orlo della recessione- dei prezzi delle materie fondamentali, e in particolare il petrolio, che in qualche settimana ha riguadagnato quota arrivando a superare, oramai senza nemmeno far notizia, i 100 dollari al barile: oggi si è sfiora i 104 dollari, mentre l'Euro arriva a 1.52 e l'oro a 1000 dollari l'oncia. Mai si erano verificati eventi del genere. E' sempre più evidente che il mondo rischia di cadere una crisi economica data da ragioni non di contingenza ma strutturali, usualmente foriere di ulteriore instabilità politica e sociale, i quali si abbattono usualmente sui più deboli e vulnerabili. In questo contesto i margini di risoluzione del conflitto palestinese si erodono. Se poi, come conseguenza dei loro problemi finanziari, gli USA dovessero ridurre gli aiuti a Israele, questo potrebbe innescare altri, imprevedibili cambiamenti in Medio Oriente.


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