Dal Molin: un problema non solo vicentino e italiano ma mondiale

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto

Dal Molin: un problema non solo vicentino e italiano ma mondiale

La crisi caucasica ha insegnato ai più attenti ed informati, due cose.

In primo luogo ci ha insegnato che esiste un main stream mondiale dell'informazione che piega, a proprio piacimento, gli avvenimenti e le notizie.

Solo adesso compare timida la verità: la crisi è iniziata a seguito del bombardamento, da parte della Georgia di Mikheil Saakashvili, dell'Ossezia del Sud e delle postazioni russe dislocate, quale cuscinetto di interposizione su mandato dell'OSCE sin dal 1992, tra la medesima Ossezia del sud e la Georgia.

Nella notte tra il 7 e l'8 agosto scorso l'esercito georgiano ha bombardato massicciamente la città di Tskhinvali e la città di Tkverneti (Ossezia del Sud) colpendo anche una base di peacekeepers dell'esercito russo, invadendo parte dell'Ossezia del Sud.

Immediata la reazione russa.

La predetta crisi ci ha anche aperto gli occhi sul tentativo di allargamento della presenza U.s.a. in Europa, specialmente quella dell'ex blocco sovietico.

Tale spinta espansionistica, incrementata dall'amministrazione Bush, viene mascherata attraverso l'allargamento della Nato nei predetti paesi.

Ma le

opposizioni esistono, anche in paesi quale la Polonia dove più del 60% della

popolazione è contraria allo sviluppo e istallazione della base missilistica integrante il c.d. scudo U.s.a.

Una chiave di lettura non proprio semplicistica porta ad ri-affermare un teorema: gli U.s.a. non potevano non sapere dell'aggressione della Georgia alle truppe russe dislocate in Ossezia del Sud e non potevano non prevedere la pacifica reazione di Putin (non certo una colomba).

Ed ecco il risultato: per poter

riaffermare il ruolo storico (ed istituzionale) della Nato a tutela di eventuali attacchi

dell'URSS cosa c'è di meglio della nuova guerra fredda con la Federazione Russa ?

E così è stato.

Anzi, molti sostengono che i falchi dell'amministrazione Bush abbiano dato luce verde a Saakashvili, anche aiutandolo attivamente (6 Hummer U.s.a. sequestrati a Poti dall'esercito russo contenenti sofisticate attrezzature forse causa dell'abbattimento di alcuni caccia russi).

Ma anche altri falchi si sono affacciati nello scacchiere caucasico: parlo dell'amministrazione israeliana (e lo faccio attraverso una<a href="http://www.ynetnews.com/Ext/Comp/ArticleLayout/CdaArticlePrintPreview/1,2506,L-3580136,00.html" target="_blank"> fonte israeliana</a> per evitare di essere accusato di anti semitismo, circostanza che mi addolorerebbe alquanto).

Lo scacchiere mondiale è in continuo movimento ed è bene saperlo.

Anche la questione Dal Molin rientra in tale dinamica ed è bene non considerarla una questione locale.

Occorre che ognuno di noi dia supporto alla battaglia contro la base Dal Molin e che si sappia che in Italia le servitù militari (in favore di paesi stranieri) si trovano in una sorta di limbo al di fuori della Costituzione (art. 11, art. 80 e 87 Cost).

Molti di noi pensano che le servitù militari in Italia derivino da trattati internazionali ma solo pochi di noi sanno che molti di questi trattati, aventi pacificamente natura politica (oltre a prevedere oneri per le finanze o modifiche di legge - vedi art. 80 cost.) mai sono stati ratificati dalle Camere e si trovano in una sorta di libo giuridico, di illegittimità costituzionale per nulla vincolanti per lo Stato, le Regioni ed i Comuni e ciò in totale assenza di leggi di esecuzione.

Altri paesi europei hanno basi militari della Nato o di paesi esteri.

Ad esempio Francia, Spagna e Grecia hanno basi militari estere sul proprio territorio ma hanno ratificato gli accordi quadro attraverso il proprio parlamento con conseguente pubblicazione nelle rispettive gazzette ufficiali.


L'Italia (rectius: i Governi), in spregio alla Costituzione perché senza ratifica da parte delle Camere, sin dal 1950 ha firmato accordi bilaterali con gli USA quale, ad es.: BIA (Bilateral infrastructure agreement) del 1954 modificato od integrato dal Shell agreement del '95 (la cui esistenza venne fuori dopo la porcata del Cermis da La Repubblica).


E' bene ripeterlo, non esiste ad oggi alcuna delibera delle Camere di ratifica del più volte sbandierato (ma mai reso pubblico) accordo bilaterale BIA.

Ed è bene saperlo: la cessione dell'aeroporto DAL MOLIN dal Demanio Militare alla Southern European Task Force (SETAF), che ricordo non è NATO bensì è una forza tattica dell'esercito statunitense nel sud dell'Europa, non consiste nell'ammodernamento o ampliamento della preesistente Base Ederle bensì di nuova base U.s.a. su territorio ben distinto da quello della Ederle.

Spero che sia fatta chiarezza sula estensione mondiale della questione Dal Molin.