Valutare l'ecosostenibilità delle merci

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venerdì 19 settembre 2008

Se acquisto un prodotto che è stato coltivato o costruito non lontano da casa mia allora sono sicuro che è stata consumata meno energia per il trasporto (e quindi sono stati emessi meno inquinanti) che se avessi invece acquistato lo stesso genere di articolo proveniente però dall'altra parte del mondo, soggetto quindi a lunghi viaggi: sembra evidente che ciò sia vero ma non è sempre così.

Valutare l'energia consumata in un processo di produzione e trasporto di una merce non è così semplice: le variabili sono molte, tra cui le caratteristiche territoriali e climatiche del luogo di produzione (specie per gli alimenti), l'efficenza energetica della produzione e del trasporto, la conservazione delle merci, l'impatto ecologico delle fonti energetiche e dei materiali utilizzati ecc.

Tuttavia sono stati effettuati degli studi[1][2] che prendono in considerazione un ampio numero di variabili e che hanno evidenziato che numerose merci producono un minore impatto ecologico pur proveniendo da produzioni molto distanti dal luogo di consumo - anche se vengono prodotte dall'altra parte della Terra - nonostante siano sottoposte a lunghi viaggi per il loro trasporto. Ciò avviene perché spesso il trasporto ha una rilevanza relativamente lieve a confronto con l'impatto ecologico di altri aspetti della produzione stessa.

Una nave cargo per trasporto merci

Un ottimo esempio sono gli allevamenti che possono essere svantaggiati da un clima particolarmente freddo, come quello del Nord-Europa, rendendo necessari impianti di riscaldamento per tutto il periodo invernale, i quali necessitano molta più energia del trasporto degli stessi alimenti prodotti da luoghi, come alcuni territori del Sud-America, in cui il riscaldamento dell'allevamento non è necessario data la temperatura più mite.

Lo stesso vale per le produzioni non alimentari dove intervengono altri aspetti come il consumo necessario per l'estrazione di materia prima o per produrre l'energia necessaria all'azienda: consideriamo ad esempio un'industria siderurgica che si trova in un territorio in cui l'energia elettrica che utilizza è quasi totalmente derivata da fonti rinnovabili e il materiale utilizzato dall'azienda si trova a bassa profondità nel suolo, questa causerà un minore impatto ecologico di un'altra azienda che invece utilizza energie non rinnovabili (inquinanti e energeticamente onerose) e che ha a disposizione solo materia prima che si trovi a grande profondità, necessitando così un grande impiego di energia per la sua estrazione e, di conseguenza, un maggior impatto ecologico sull'ambiente.

Deposito container a Port Elisabeth, New Jersey

Un aspetto più generale da poter prendere in considerazione è la differenza sostanziale tra i grandi e i piccoli produttori: questi ultimi in genere hanno un'efficenza minore delle grandi imprese, che possono sfruttare i vantaggi di un'organizzata produzione sociale e di grandi investimenti per migliorarne l'efficenza.

Da tutto ciò non si può certo dedurre una regola generale ma nemmeno considerare questi casi solo come rarissime eccezioni: la ricerca della soluzione più ecosostenibile va effettuata caso per caso date le numerose variabili.

La preferenza dell'aquisto di prodotti locali o derivanti dalla piccola produzione - principio che si trova in accordo anche con alcuni modelli economici come quelli protezionisti o favorevoli ala piccola impresa - sembra così non risultare, a seguito di queste considerazioni, un modello che si possa considerare universalmente positivo al fine del raggiungimento di una maggiore ecosostenibilità nel nostro pianeta, anche se in molti casi potrebbe rivelarsi conveniente per questo scopo.

Note[modifica]

  1. https://statistics.defra.gov.uk/esg/reports/foodmiles/default.asp
  2. http://researcharchive.lincoln.ac.nz/dspace/bitstream/10182/248/1/aeru_rr_299.pdf

Fonti[modifica]