Tutti a bordo! L'astronauta Umberto Guidoni svela ai bambini i segreti della Stazione Spaziale Internazionale

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mercoledì 30 marzo 2011

Lo spazio a portata di bambino. L'Agenzia Spaziale Europea apre le porte ai più piccoli, alla scoperta delle ultime frontiere della ricerca spaziale europea con la sapiente guida di Umberto Guidoni: l'astronauta che nel 2001 ha vissuto a bordo della ISS.

Umberto Guidoni risponde alle domande dei ragazzi delle scuole primarie.

La sala dell'auditorium Magellan del Building 1 dell'ESRIN di Frascati è gremita, satura dell'allegro vociare dei bambini, quando le luci si abbassano ed inizia il viaggio a bordo della ISS. Grazie all'ausilio della tecnologia 3D infatti, oramai ampiamente usata anche nel mondo del cinema e alle animazioni realizzate per mezzo degli elaboratori elettronici di ultima generazione, sembra di essere veramente nello spazio. Umberto Guidoni, uno dei circa 500 astronauti che fino ad oggi hanno "staccato l'ombra dalla Terra" e che hanno potuto osservare il nostro pianeta da lassù, oltre le nuvole, spiega: «la ISS è grande come un campo di calcio e orbita intorno alla Terra ad una altezza di 400 Km, viaggiando ad una velocità elevatissima. Per compiere un giro completo ci vogliono 90 minuti, il tempo di una partita, 45' di giorno e 45' di notte.»

Il progetto della Stazione Spaziale Internazionale ha mosso i primi passi nel lontano 1984, quando Europa, Giappone e Canada hanno risposto all'idea di un programma spaziale unificato su proposta degli USA. Nel 1993 anche la Russia si è unita al progetto. Attualmente i paesi europei che sostengono il programma sono 10: Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, e Svizzera.

La costruzione della ISS è iniziata nel 1998 con il lancio del modulo russo "Zarya". Da allora varie missioni si sono succedute nel corso degli anni, utilizzando i velivoli Space Shuttle, Soyuz, Progress e Ariane. La stazione può ospitare 6 persone contemporaneamente. Attualmente a bordo della stazione si trova anche un astronauta italiano: Paolo Nespoli. L'Europa ha dato, e continua a dare, un grande contributo al progetto, fornendo materiali, mezzi e personale qualificato. Tra le varie infrastrutture realizzate possiamo ricordare l'European Robotic Arm (ERA), la cupola di osservazione (Cupola Observation Module), il modulo di rifornimento automatico ATV e il Columbus Laboratory: il laboratorio utilizzato per le ricerche nelle scienze della vita, della materia e della fisica dei fluidi.

«All'interno della ISS si galleggia nello spazio in assenza di gravità - spiega Guidoni - e gli spostamenti sono difficoltosi. Per agevolare gli spostamenti ci sono delle strisce contrassegnate con il colore blu che hanno degli appigli speciali che possono essere usati dagli astronauti. Gli astronauti devono indossare la tuta spaziale in fase di volo e quando escono nello spazio esterno. La tuta pesa 100 Kg circa è ignifuga e a tenuta stagna. Sulla Terra le esercitazioni vanno effettuate nell'interno di una piscina, proprio a causa del peso elevato e la procedura di vestizione è molto complicata.»

La stazione ha varie finestre da dove è possibile osservare l'esterno, ma il più suggestivo è certamente l'oblò della cupola realizzata in Europa, con la sua ampia vetrata, dove gli astronauti, oltre a controllare il braccio meccanico ERA, possono godere di una magnifica vista sul nostro pianeta.

Dopo la visita "virtuale" Guidoni ha risposto alle domande degli alunni, relative alle attività svolte a bordo della stazione. Molte di queste hanno riguardato i vari aspetti della vita quotidiana, semplici sulla Terra, ma non altrettanto nello spazio, come confermato dall'astronauta.

Successivamente sono stati illustrati dal sig. M. Castelli vari aspetti del funzionamento e degli aspetti costruttivi dei vettori europei con particolare riferimento al lanciatore VEGA.

La giornata si è conclusa con la spiegazione del sig. Francesco Sarti sulle principali attività e applicazioni svolte dall'ESRIN nel campo dell'osservazione della Terra dallo spazio.

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