"Cazzata" non è una parola offensiva secondo la Cassazione. Fare la linguaccia, invece, è un'ingiuria

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venerdì 25 dicembre 2009

La sede della Corte Suprema di Cassazione

Secondo la Cassazione, la parola "cazzata" non è offensiva e, per quanto volgare, non possiede una carica offensiva tale da toccare l'onore della persona. Fare le linguacce, invece, è una ingiuria.

La causa

La causa si è svolta tra Giancarlo M. e un 31enne veneziano, Davide S., con l'accusa di danneggiamento e ingiuria poiché quest'ultimo, durante un'assemblea condominiale (presieduta dal padre di Davide), si era rivolto verso il padre dicendo:

« Papà, andiamo via, abbiamo cose più importanti da fare che ascoltare le sue cazzate. »

Il tutto è successo per colpa di una lamentela da parte di Giancarlo verso Davide riguardo ad un presunto danneggiamento della sua vettura e un divieto di posteggio nel cortile del condominio.

Davide fu decretato colpevole, in passato, dal Tribunale di Dolo e assolto per due volte dalla Corte d'appello di Venezia nel 2005.

La sentenza

La sentenza N° 49423 illustra in questo modo l'assoluzione di Davide:

« [...] L'espressione era certamente volgare ma non era direttamente finalizzata ad offendere il condomino. [...] In effetti, non appare manifestamente illogica o intrinsecamente incoerente una affermazione che ritenga priva di voluto e diretto contenuto lesivo una frase rivolta ad altra persona e con la quale si indicano come "cazzate" le lamentele formulate da chi chiedeva spiegazioni per fatti illeciti che attribuiva all'autore della frase in oggetto. [...] Certamente, la frase è irrispettosa e censurabile ma la corte territoriale ha attribuito rilievo al fatto che quella terminologia intendeva descrivere le rimostranze altrui come prive di consistenza e immeritevoli di essere ascoltate oltre. [...] E non era riferita alla persona di chi quelle rimostranze formulava, per indicarne la pochezza come persona. »

Un caso simile

Una linguaccia: una vera ingiuria

Un caso simile, però, ci illustra come bisogna essere ragionevoli nel "fare la linguaccia". Secondo la Corte Suprema è una vera ingiuria ed inoltre si hanno diritti ad un risarcimento per i danni morali. Carlo O., un 41enne marchigiano, colpevole di aver fatto la linguaccia ad un suo vicino di casa con il quale era frequente a litigare, è stato condannato a sborsare € 1 300 di spese processuali sostenute dalla controparte più un risarcimento per i danni (la somma sarà decisa in una causa civile).

La denuncia

La denuncia fu esposta, per la prima volta, al giudice di Fabriano (Provincia di Ancona) portando come la prova la fotografia, prontamente scattata nel corso della lite, della smorfia. Durante l'udienza della Corte Suprema, Carlo si è difeso sostenendo che il gesto non era altro che una smorfia e non aveva un'oggettiva valenza dispregiativa idonea ad incidere sull'onore.

La sentenza

La V Sezione Penale, con la sentenza Nº 48306, ha convalidato la decisione emessa dal Giudice di pace il 13 febbraio 2008. Ha confermato la colpevolezza di Carlo dichiarando che:

« La semplice smorfia è idonea ad incidere sul decoro e sull'onore della vittima. »

Fonti