“Nessun Domani” di Davide Campagna: un nuovo sguardo sulla periferia romana tra violenza e fragilità
Nessun Domani, il nuovo film di Davide Campagna, uno sguardo sulla periferia romana.
Girato a Roma nei primi mesi del 2025, il film racconta una realtà fatta di tensioni sottili, legami difficili, e una quotidianità che spesso si consuma ai margini. Al centro c’è Miriam, interpretata da Emma Di Dio Faranna, una giovane donna in un momento della vita in cui tutto sembra sfuggire di mano: i rapporti, il controllo, le scelte.
Stare vicino al limite
Miriam vive in un equilibrio instabile tra dipendenza, piccoli reati e relazioni ambigue. Costretta a collaborare con un clan criminale per rimediare a un debito, incontra Riccardo (Davide Campagna), uno spacciatore che non si lascia incasellare facilmente: parla per immagini, gioca con le parole, alterna gesti duri a momenti inaspettatamente vulnerabili. Tra i due nasce qualcosa che non si lascia spiegare con facilità. È un rapporto che sfugge alle definizioni, che attraversa attrazione, sfida, bisogno.
Famiglia, distanza, tentativi
Il film segue anche Ines, sorella di Miriam, interpretata da Sofia Carlotta Foresta. Ines cerca un contatto, una possibilità di salvataggio, anche se i ruoli tra chi salva e chi ha bisogno di essere salvato sembrano continuamente rovesciarsi. Al suo fianco c’è Lidia (Martina Malavasi), compagna e poliziotta, che rappresenta un mondo parallelo fatto di regole, ma anche di scelte difficili.
Il racconto non si concentra tanto sulla criminalità in sé, quanto sulle persone che ci si trovano dentro, per scelta o per mancanza di alternative. E lo fa con uno sguardo che lascia spazio alla fragilità, senza cadere né nel giudizio né nella complicità.
La città, gli altri, i silenzi
La Roma che emerge dalle immagini del film è fatta di notti, cortili, strade di passaggio. Una città che non è sfondo ma presenza. Come lo sono i personaggi secondari, come Spadone (Massimo “G-Max” Rosa), boss locale che sembra imitare certi codici da cinema americano, ma senza mai uscire davvero dal contesto in cui vive: un mondo in cui la minaccia convive spesso con la goffaggine.
C’è una sensazione diffusa, nel film, di qualcosa che non viene mai detto esplicitamente. Si avverte nei gesti, nelle pause, in certi sguardi. È lì che il film sembra trovare la sua forza più autentica.
Una storia che osserva, non impone
Nessun Domani non ha la pretesa di spiegare. Racconta. Con discrezione, ma senza timore. La storia si muove su un piano emotivo più che narrativo, attraversando spazi familiari, urbani e interiori, e lasciando allo spettatore la possibilità di leggere tra le righe.
Forse Nessun Domani non vuole solo raccontare una storia, ma creare un’esperienza fisica per lo spettatore. Ti mette addosso una leggera inquietudine, ti porta fuori dalle reazioni consuete, e ti chiede:
“Ti dà fastidio? Bene. Allora significa che stai provando qualcosa.”
Non è un film che accarezza. Ma nemmeno uno che colpisce duro solo per impressionare. Il suo modo di scuotere è più sottile: crea situazioni strane ma mai inverosimili, scene in cui ci si aspetta qualcosa e arriva qualcos’altro, reazioni che spiazzano, relazioni che sfuggono alle etichette.
La vita recitata con il sangue, non con il trucco
A tenere tutto in piedi c’è una recitazione che va oltre la credibilità. È viscerale, umana, quasi animalesca a tratti. Gli attori non sembrano interpretare i personaggi: sembrano viverli in tempo reale, con tutto il rischio che questo comporta.
Non c’è manierismo, non c’è composizione teatrale. C’è una verità viva che scorre sotto ogni sguardo, ogni gesto, ogni parola detta o trattenuta.
Ed è proprio in questa verità che lo spettatore cade. Viene rapito, anche controvoglia. Perché quei personaggi – così ordinari, eppure così straordinari nel loro modo di sopravvivere – non si possono ignorare.