A 3 mesi dal disastro di Fukushima situazione ancora "molto seria" secondo IAEA. In Europa, Germania e Svizzera abbandonano il nucleare

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domenica 5 giugno 2011

Dopo 3 mesi dal disastro alle centrali nucleari giapponesi (11 marzo 2011), la situazione dei 4 reattori di Fukushima non è ancora stabilizzata e secondo un comunicato del 30 maggio della TEPCO non lo sarà prima della fine dell'anno.[1]

Il 24 maggio la TEPCO aveva peraltro ufficializzato la certezza che i nuclei dei reattori 1, 2 e 3 fossero fusi, portando all'accumulo del magma di uranio e scorie sul fondo dei reattori stessi. Si tratta di una situazione molto rischiosa e la stessa IAEA riporta "la situazione rimane molto seria"[2] con la temperatura ancora abbondantemente sopra i 110-120 C° e con oscillazioni anche a salire. Questo fatto rende conto delle enormi difficoltà a raffreddare i reattori ora che il materiale radioattivo si è accumulato in un unico blocco sul fondo. Anche il sale dell'acqua di mare usata per il raffreddamento ostacola la riduzione della temperatura.

I reattori inoltre non trattengono più l'acqua che viene immessa: quella che viene versata dall'alto nei vessel fuoriesce dal fondo ed è altamente radioattiva. La Reuters riferisce che ormai il livello nelle fondamenta dei reattori ha raggiunto i 6 metri e tale acqua ha una radioattività di 2 milioni di becquerel per centimetro cubo. Questo rende impraticabile il lavoro dei tecnici in queste zone e solleva preoccupazioni.

Al 3 giugno, la IAEA segnala altresì che permangono in vigore limiti al consumo di cibo come latte, ortaggi, frutti di mare, bamboo e funghi non solo nella prefettura di Fukushima ma anche in quella di Ibaraki; inoltre si attende ancora la notizia del completamento dell'evacuazione di aree oltre i 30 km dall'impianto (città di Iitate e Kawamata) iniziate il 15 maggio.[2]

Per quanto riguarda l'acqua di mare, le concentrazioni di Cesio 134 e 137 sono in calo dopo il picco di oltre 100 milioni di becquerel per litro, ma viceversa sono in aumento le concentrazioni nei sedimenti, che arrivano a 320 Bq/kg per il Cesio 137[2]

Nel frattempo, la Svizzera ha annunciato che a partire dal 2019 dismetterà progressivamente le sue centrali, chiudendo l'ultima nel 2034.[3][4]

La Germania ha invece già chiuso "definitivamente" 8 reattori, di cui 7 pochi giorni dopo l'incidente di Fukushima. Inoltre ha deciso a fine maggio che i restanti 9 reattori verranno anch'essi progressivamente chiusi entro il 2022. Si tratta del primo paese del G8 a fare questo passo. Nel 2010 la quota di produzione di energia elettrica da nucleare si era attestata sul 22% circa, ma va ricordato che l'elettricità è solo una parte dell'energia consumata da una nazione: sul totale della bolletta energetica tedesca il nucleare pesa quindi per il 6.5% circa.

Il governo Merkel ha deciso di puntare alla riduzione dei consumi elettrici di almeno un 10% entro il 2020 mediante una maggior efficienza, e di coprire una quota crescente di essi mediante fonti alternative. [4][5]Va segnalato che il Giappone, nelle settimane immediatamente successive all'incidente e durante le quali molte centrali sono state spente per sicurezza, è riuscito a ridurre i consumi del 25%, e conseguentemente il progetto tedesco del 10% appare un obiettivo credibile.

Fonti[modifica]

Note[modifica]

  1. Adnkronos – Tepco, difficile stabilizzare reattori ..., fonte cit.
  2. 2,0 2,1 2,2 IAEA – Fukushima Nuclear Accident Update Log, fonte cit.
  3. DATEC – Nuova strategia energetica: il Consiglio federale decide di abbandonare gradualmente l'energia nucleare
  4. 4,0 4,1 Technology Review published by MIT – A Worldwide Nuclear Slowdown Continues
  5. qualenergia.it – Germania, ecco la strada per uscire dal nucleare