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Bocciata la riforma della giustizia nel referendum costituzionale del 22-23 marzo 2026 in Italia

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martedì 24 marzo 2026
un "NO" fatto con tessere di puzzle

Il referendum costituzionale sulla riforma dell’Ordinamento giudiziario in Italia, svoltosi il 22 e 23 marzo 2026, si è concluso con la vittoria del No, che ha ottenuto circa il 54% dei voti, contro il 46% del Sì. L’affluenza si è attestata intorno al 55.7%, un dato considerato elevato per una consultazione referendaria su temi tecnici.

La consultazione riguardava la legge costituzionale recante modifiche all’ordinamento giudiziario, tra cui la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e la riforma degli organi di autogoverno della magistratura.

Il risultato è stato uniforme in molte aree del Paese, con una maggiore incidenza del voto contrario tra gli elettori più giovani.

Il referendum era di tipo costituzionale confermativo, previsto dall’articolo 138 della Costituzione italiana, e non richiedeva il raggiungimento di un quorum.

La riforma era stata promossa dal Governo Meloni, con l’obiettivo dichiarato di rendere più efficiente il sistema giudiziario e limitare presunte interferenze politiche della magistratura. Le opposizioni e numerose associazioni di magistrati avevano invece criticato il progetto, sostenendo che potesse compromettere l’indipendenza della giustizia.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riconosciuto la sconfitta, definendola «un’occasione mancata» ma dichiarando l’intenzione di proseguire l’azione di governo. I partiti di opposizione, tra cui il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, hanno accolto il risultato come una conferma della volontà popolare di difendere l’equilibrio costituzionale e l’autonomia della magistratura.

Analisti politici ritengono che l’esito del referendum possa incidere sugli equilibri politici in vista delle elezioni politiche del 2027, indebolendo la posizione del governo.

Il referendum ha assunto nel corso della campagna elettorale un valore che andava oltre il contenuto tecnico della riforma, trasformandosi in un test sulla fiducia nei confronti dell’esecutivo. Secondo diversi osservatori, una parte dell’elettorato ha utilizzato il voto per esprimere un giudizio complessivo sull’operato del governo, contribuendo alla vittoria del No.

Fonti