Caffè Letterario di Mantova: Ippolito Nievo difende l'onore di Galileo

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Jump to navigation Jump to search

Mantova, mercoledì 9 gennaio 2019

Come nuova sede d'incontro per il Caffè Letterario di Mantova è stato scelto il Caffè Sociale, utilizzando lo spazio del locale coincidente con il foyer del Teatro Sociale della città virgiliana. Quale migliore sede per una associazione che si prefigge lo scopo di organizzare incontri letterari e culturali in senso più ampio? Come primo incontro dell'anno 2019, introdotto da Antonio Cirigliano, la scelta è caduta su uno dei letterati mantovani più insigni, Ippolito Nievo, dai più considerato scrittore veneto o friulano, ma in realtà componente di una famiglia mantovana la cui dimora era a poche decine di metri dallo stesso Teatro Sociale, abitazione dove Ippolito visse negli anni più importanti della sua formazione letteraria e politica. L'altro protagonista della conferenza tenuta da Carlo Veronesi, che si occupa di Logica e Filosofia della Scienza all'Università di Verona, era Galileo Galilei. Ad unire lo scienziato e il letterato è stato un dramma giovanile di Nievo, Gli ultimi anni di Galileo Galilei.

La tesi espressa da Carlo Veronesi è che Ippolito Nievo volesse difendere lo scienziato dalle accuse di viltà ripetutamenet rivortegli nei due secoli successivi all'evento dela celeberrima abiura. D'altronde già nella dedica iniziale Nievo rende esplicito questo suo intendimento. Ci sono stati altri uomini di cultura che sposarono questa tesi, tra questi Bertolt Brecht che dedicò a Galilei una delle sue massime opere teatrali, Vita di Galileo.

Galilei rinunciò all'orgoglio personale, cioè a difendere le sue tesi fino alle estreme conseguenze, che probabilmente nel suo caso non sarebbero state il rogo come per Giordano Bruno, ma l'esilio in Francia. Con l'abiura la mite condanna agli arresti domiciliari gli hanno consentito di rimanere a stretto contatto con le carte delle sue ricerche passate e in corso e con i discepoli che infatti gli sarebbero stati di grande aiuto in considerazione della sua incipiente cecità. Il giovane Ippolito Nievo concordava pienamente con la decisione galileiana di abiurare, pedaggio da pagare per il bene del progresso scientifico e filosofico.

La prima rappresentazione dell'opera, avvenuta a Padova nel 1854 non ebbe alcuna critica positiva. Non fu mai più rappresentata, pertanto la sua riproposizione su un palco teatrale è stata caldeggiata dal conferenziere Carlo Veronesi e da Antonio Cirigliano.

Fonti[modifica]