Caso Tutino, Crocetta all'Ars: "Non mi dimetto, non lascio la Sicilia in mano ai potentati". Orlando: "Verifica su intercettazione Crocetta-Tutino". Legnini: "Aspetto relazione Lo Voi per commentare"

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giovedì 23 luglio 2015

Dopo le polemiche innescate dalla pubblicazione da parte del settimanale l'Espresso di un'intercettazione tra il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta e l' ex primario di chirurgia plastica dell’ospedale Villa Sofia di Palermo Matteo Tutino, lo stesso Crocetta nella giornata di oggi ha riferito davanti ai deputati dell'Ars e a decine di cronisti giunti a Palazzo dei Normanni (sede dell'Ars) per seguire il discorso del governatore.

L'intercettazione pubblicata nei giorni scorsi dall'Espresso ha avuto grande risonanza anche a livello nazionale. Nell'intercettazione pubblicata dal settimanale, Matteo Tutino, da qualche anno medico personale di Crocetta, avrebbe detto al governatore siciliano: "Lucia Borsellino? Va fatta fuori come suo padre". Alla frase shock di Tutino, Crocetta, che sostiene da molti anni di voler combattere la mafia in tutte le sue forme, non avrebbe replicato in alcun modo. Lucia Borsellino era stata scelta dallo stesso presidente della Regione per guidare l'assessorato alla Sanità nel 2012 e si era dimessa pochi giorni prima della pubblicazione dell'intercettazione "per ragioni etiche e morali", così recitava la sua lettera di dimissioni al governatore Crocetta. Il riferimento della frase di Tutino è al padre dell'ex assessore, il magistrato antimafia Paolo Borsellino e alla strage in cui rimase ucciso con cinque agenti della scorta in Via d'Amelio il 19 luglio 1992.

La giornata del 16 luglio, data in cui era già circolata l'anticipazione dell'intercettazione ha riservato numerosi colpi di scena. La mattina del 16, dopo che il PD siciliano, partito del governatore, per bocca di Davide Faraone, sottosegretario all'Istruzione, aveva invocato le dimissioni di Crocetta, il governatore si era difeso in un primo momento sostenendo di non aver sentito quella frase di Tutino e aveva deciso di auto-sospendersi nominando al suo posto Baldo Guicciardi, ex capogruppo all'Ars del PD, subentrato all'Assessorato della Sanità dopo le dimissioni di Lucia Borsellino.

Solidarietà alla figlia del magistrato era stata subito espressa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dal presidente del consiglio Matteo Renzi, dal presidente del Senato Piero Grasso oltre che da Angelino Alfano e Beatrice Lorenzin. Le dimissioni di Crocetta erano state richieste, oltre che dal PD, anche dal gruppo parlamentare regionale del Movimento 5 Stelle, da Sel, da FI e dal NCD.

Lucia Borsellino — che subito dopo l'arresto di Tutino per falso, abuso d'ufficio, peculato e truffa aveva rassegnato le dimissioni — ha detto di "provare vergogna per loro e di sentirsi intimamente offesa". Giorni dopo, in un'intervista a La Repubblica chiarisce le proprie dimissioni dicendo di "essere stata isolata dal primo giorno", a queste parole Crocetta ha replicato dicendo "di averla protetta più di quanto lei sappia".

Nella stessa giornata del 16 è arrivata la smentita da parte della Procura di Palermo. Il procuratore Francesco Lo Voi ha detto, infatti, che “agli atti dell'ufficio non risulta trascritta alcuna telefonata tra Tutino e Crocetta”. La Procura ha specificato di avere fatto ricontrollare tutte le registrazioni relative all’inchiesta su Tutino sia dai Pm titolari dell’inchiesta che dai carabinieri del Nas. L'Espresso, invece, ha confermato l'esistenza dell'intercettazione, facendola risalire al 2013 e sostenendo che fa parte dei fascicoli segretati di uno dei tre filoni di indagini che riguarda Tutino.

Crocetta, dopo aver appreso della smentita della Procura di Palermo, ha affermato: "Oggi mi hanno ammazzato".

Nei giorni successivi, Beppe Grillo dal suo blog ha lanciato anche l'hasthtag #Crocettadimettiti che attraverso la rete chiede un passo indietro del governatore. Inoltre, in occasione della commemorazione per il 23º anniversario della strage di Via d'Amelio (19 luglio 1992), Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso, ha esplicitamente chiesto al presidente siciliano di non partecipare alla cerimonia. Nel corso della commemorazione Manfredi Borsellino, fratello di Lucia, ha pronunciato un appassionata discorso in cui sosteneva che "Lucia [Borsellino] ha vissuto un calvario simile a quello del padre e ha portato la croce perché voleva una sanità libera e felice". Ha detto poi di essere stato presente perché nutre grande rispetto per il presidente della Repubblica. Mattarella, al termine del suo discorso, ha manifestato solidarietà a Manfredi abbracciandolo.

Prima dell'assemblea regionale di oggi 23 luglio, il legale di Crocetta ha fatto sapere di aver chiesto danni all'Espresso per 10 milioni.

Crocetta, intanto, nel primo pomeriggio di oggi all'Asr ha ribadito la sua posizione, cioè di non voler lasciare la guida della regione. “No alle dimissioni e no al voto anticipato: poteri occulti minacciano la democrazia”, ha detto Crocetta. Discorso lungo quello del governatore, che nel corso del suo intervento cita Gramsci e Pasolini, la massima latina "Omnia immundia immundis" e chiude con la poesia di Lou Salomè (“La mando sempre agli amici nei momenti di difficoltà”): “Ti amo, vita, vita misteriosa. Non hai più gioie da darmi, donami il tuo dolore”. Crocetta dice che "è irricevibile la richiesta di un voto anticipato" e aggiunge: "Tutti sanno che quella intercettazione non c’è. È stato un attacco al presidente della Regione e un attacco e un attentato alle istituzioni”. Continua: “Poteri occulti minacciano la democrazia, c’è una parte della politica che non difende uomini delle istituzioni da fatti smentiti dalle Procure siciliane“. Per questi motivi secondo Crocetta non è ammissibile il ritorno alle urne anticipatamente rispetto alla scadenza del mandato: “È una richiesta per me irricevibile perché strumentale e interessata. Non posso che respingere lo sciacallaggio, per tutelare non me stesso ma tutti voi”.

Nel resto dell'intervento rivendica i tagli agli sprechi della Regione e “tra le altre cose anche l’ufficio stampa, dove c’erano 21 giornalisti inquadrati tutti come caporedattore. E qualche odio e rancore può averlo creato il licenziamento…”. Il riferimento implicito è all'autore dell'articolo dell'Espresso che contiene l'intercettazione, Piero Messina.

Si difende poi da attacchi personali, dicendo che non sono possibili fantasie sulla sua vita privata dato che "frequentavo lo studio medico di Tutino e con me c’era la scorta. A casa mia ci sono telecamere e tutti i miei movimenti sono registrati”, afferma il governatore. E — dopo aver parlato della sua sofferenza personale (“Ho vissuto momenti più terribili della mia vita, sono stati giorni di dolore e di pianto. È come se avessi rivisto un film diverse volte proiettato attraverso il cui attacco al presidente è diventato l’attacco alle istituzioni e all’intero popolo”) — cita l'ex governatore Cuffaro, suscitando l'ira dei deputati da sempre vicini a Cuffaro. A riportare la calma è stato il presidente dell'Ars Giovanni Ardizzone.

Intanto, il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha avviato le procedure preliminari per verificare l'intercettazione Tutino-Crocetta. Molto prudente il vicepresidente del CSM Giovanni Legnini che ha detto di preferire aspettare la relazione del pg di Palermo Roberto Scarpinato richiesta dal pg della Cassazione Pasquale Ciccolo. Ha poi affermato di condividere pienamente le dichiarazioni molto nette del procuratore della Repubblica di Palermo Lo Voi: "Nel fascicolo della Procura di Palermo queste intercettazioni non ci sarebbero, così come analoghe dichiarazioni sono state fatte dal procuratore di Caltanissetta e da quello di Catania. Bisogna quindi capire se c'erano e dov'erano".

Fonti[modifica]