Dopo Catania, il governo sceglie la linea dura: porte chiuse per gli impianti non a norma

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martedì  6 febbraio 2007


Linea dura del governo per porre fine agli scontri che sovente accadono prima, durante e dopo le partite di calcio: tutti gli impianti che non sono in regola con le nuove norme di sicurezza non potranno essere aperti al pubblico, e pertanto gli incontri dovranno disputarsi a porte chiuse.

Altre norme vengono introdotte: estensione della flagranza di reato fino a 48 ore (attraverso l'identificazione in foto e video), del divieto di accesso agli stadi (Daspo) anche ai minori, con l'obbligo di lavori socialmente utili durante le partite, stop alle trasferte organizzate e ai treni speciali, divieto di rapporti economici fra club e tifoseria. Tutto questo sarà contenuto in un decreto legge che il Consiglio dei ministri varerà mercoledì. Altre misure, invece, verranno inserite in un disegno di legge delega, da proporre al Parlamento.

La decisione è scaturita dopo una riunione cui hanno partecipato i vertici del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), il ministro dell'Interno Giuliano Amato, il ministro dello Sport Giovanna Melandri, il commissario della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) Luca Pancalli, il sottosegretario Enrico Letta e il sottosegretario alla Giustizia Scotti.

La situazione degli stadi: quasi tutti fuori norma

Solo sei stadi al momento sono a norma:

Gli altri sono più o meno in regola: ci sono alcuni stadi, come lo Stadio "Omobono Tenni" di Treviso o lo Stadio "Romeo Menti" di Vicenza, che sono troppo in centro e potrebbero essere chiusi, altri, come lo Stadio comunale "Artemio Franchi" di Firenze, lo Stadio "Armando Picchi" di Livorno e lo Stadio "Carlo Castellani" di Empoli, devono ancora completare alcuni lavori, come i tornelli agli ingressi e il prefiltraggio.

In altri stadi, infine, come lo Stadio "Ennio Tardini" di Parma, lo Stadio "Renato Dall'Ara" di Bologna, lo Stadio "Sant'Elia" di Cagliari, lo Stadio "Oreste Granillo" di Reggio Calabria e anche lo stadio "Giuseppe Meazza" di Milano, sono necessari solo lavori di piccolo cabotaggio per ritornare a norma.

Come già avvenuto in passato, alcuni stadi potrebbero tentare di abbattere la capienza ufficiale degli stadi sotto i 10 000 posti per non essere costretti ad adeguarsi alle regole (come lo Stadio "Friuli" di Udine, che ha 9.999 posti "ufficiali"), ma il Governo, probabilmente, scenderà fino a 6 500 posti, per costringere tutti i club ad effettuare i lavori necessari per non dover essere costretti a rinunciare ai preziosi introiti derivanti dai biglietti delle partite, oltre che il sostegno dei tifosi.

Fonti