Ha un tumore, ma la diagnosi gli viene comunicata con un anno di ritardo

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lunedì 21 maggio 2007
È accaduto a Midgley, nel Regno Unito, nella regione del West Yorkshire: un errore di trascrizione potrebbe costare la vita a Brian Matthews, un ex agente di viaggio di 56 anni, a cui hanno diagnosticato un cancro all'esofago.

Matthews era andato a farsi visitare circa un anno fa al Calderdale Royal Hospital di Halifax, a seguito di forti dolori allo stomaco. I medici avevano probabilmente capito che si trattava di qualcosa di grave, e gli avevano prescritto altri accertamenti: l'ospedale avrebbe provveduto a comunicargli a mezzo posta la data degli appuntamenti.

Purtroppo però, lo staff del nosocomio ha trascritto in maniera errata l'indirizzo a cui spedire le lettere, e Matthews è rimasto per un anno all'oscuro della sua grave malattia: gli avvisi, infatti, sono arrivato ad un omonimo di Matthews, residente a Midgehole, a otto chilometri di distanza dalla residenza del vero paziente.

Dopo alcuni mesi, perdurando i dolori, Matthews è ritornato presso l'ospedale che lo aveva preso in cura l'anno prima, riuscendo così a scoprire l'errore: guardando il suo "patient wristband" (il braccialetto che viene messo al polso di ogni paziente e che ne riporta le generalità) si è accorto che su di esso era indicato un indirizzo sbagliato.

Il personale dell'ospedale ha effettuato quindi una veloce ricerca nell'archivio rilevando l'errore, ma forse troppo tardi: il cancro all'esofago era ormai talmente avanzato da necessitare di un intervento chirurgico d'urgenza, seguito dalla chemioterapia. Le prospettive sono incerte, fatto per cui i medici non hanno voluto dare una prognosi.

Brian Matthews vive con il terrore che l'anno di ritardo nella diagnosi possa aver compromesso seriamente le sue speranze di sopravvivenza. Ha dichiarato di voler andare in fondo a questa vicenda, chiedendo al Calderdale Royal Hospital un risarcimento. Vuole scoprire perché nessuno lo abbia chiamato dopo aver mancato i due appuntamenti, e pretende delle scuse, finché è ancora in vita.

Fonti