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La Corte Suprema degli Stati Uniti d'America ha stabilito che non si può licenziare una persona in base al suo orientamento sessuale o identità di genere

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lunedì 15 giugno 2020

La facciata ovest del palazzo della Corte suprema a Washington

La Corte suprema degli Stati Uniti d'America ha stabilito che il Civil Rights Act del 1964, con cui si impediva la discriminazione sessuale sul luogo di lavoro, va applicato anche alle discriminazioni sull'orientamento sessuale e l'identità di genere. Lo studio sull'ampliamento del Titolo VII della legge per includere anche l'orientamento sessuale del lavoratore era iniziato un anno fa e nella giornata di oggi è stato approvato con 6 voti favorevoli contro 3 contrari. La decisione è stata accolta con estrema felicità dagli attivisti e da tutta la comunità LGBT dato che, finora, solo 22 stati e Washington DC avevano una legge che impediva il licenziamento in base al proprio orientamento sessuale.

Per la decisione, la Corte suprema ha preso in considerazione tre casi:

  • il caso di Donald Zarda, che sosteneva di essere stato licenziato in quanto omosessuale;
  • il caso di Gerald Bostock, licenziato dopo essersi iscritto a un torneo di softball per atleti omosessuali;
  • il caso di Aimee Stephens, donna transgender licenziata dal proprio posto di lavoro dopo l'operazione di cambio di sesso.

In tutti e tre i casi i giudici delle corti locali avevano dato ragione ai lavoratori licenziati

Il Civil Rights Act è una legge federale varata nel 1964 venne chiesta a gran voce dalla comunità nera per rendere illegali le disparità di registrazione dei votanti di colore. Il varo della legge subì un'iter lungo circa un anno, nel corso del cui il proponente del disegno di legge, il presidente John Fitzgerald Kennedy, venne assassinato, prolungando ulteriormente l'approvazione della legge. Nel corso dell'iter legislativo, il testo venne più volte modificato e, nel Titolo VII, quello preso in considerazione dalla Corte suprema, venne introdotta anche l'illegalità di discriminazione legata al sesso.

Fino ad ora, questo punto del Civil Rights Act veniva letto applicandolo solo alla discriminazione in base al sesso, tralasciando quindi tutte le discriminazioni a cui venivano sottoposte persone omosessuali (in quanto discriminate per il loro orientamento), persone transgender e tutte quelle persone la cui identità di genere non è definita come "omosessuale" o "eterosessuale".

La decisione della Corte suprema ribalta anche quanto affermato fino ad oggi dall'Amministrazione Trump, secondo cui il Titolo VII del Civil Right Act si riferisce solo ed esclusivamente al sesso.

Fonti