La Corte d'Appello di Milano autorizza l'interruzione dell'alimentazione per Eluana Englaro

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mercoledì 9 luglio 2008

La vicenda di Eluana Englaro potrebbe concludersi a breve. Questa mattina, la Corte Civile d'Appello di Milano ha emesso una sentenza che autorizza la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiale della donna, consentendone dunque l'acceleramento della morte.

La vicenda, che ricalca quella di Terry Schiavo, ha il suo inizio nel 1992: il 18 gennaio di quell'anno, infatti, Eluana Englaro rimase coinvolta in un gravissimo incidente stradale, a seguito del quale andò in stato vegetativo. Da allora, non c'è stato alcun segnale di ripresa. Dopo sei anni, nel 1999, il padre di Eluana, Beppino Englaro, iniziò una lunga sequenza di processi, e ricorsi, per ottenere la sospensione di tutte le cure che la tenevano in vita.

Nella motivazione dei giudici, si riconosce l'inconciliabilità della «sopravvivenza solo biologica del suo corpo, in uno stato di assoluta soggezione passiva all'altrui volere», in una donna nella quale è stata «accertata la straordinaria durata del suo stato vegetativo permanente e l'altrettanto straordinaria tensione del suo carattere verso la libertà e la sua visione della vita».

La Corte d'Appello, per evitare conflitto d'interessi nel procedimento, aveva affidato le decisioni su Eluana ad un curatore, per «controllare la mancanza di interessi egoistici del tutore in potenziale conflitto con quelli di Eluana». L'avvocato Franca Alessio (il curatore, n.d.r.), ha «pienamente condiviso la scelta del tutore orientata al rifiuto del trattamento di alimentazione forzata».

In conclusione, si è proceduto alla sentenza, dato il «definitivo accertamento nelle precedenti fasi processuali della persistenza dello stato vegetativo».

Ma il ruolo della corte non si è limitato alla mera decisione di autorizzare la sospensione dell'alimentazione; nella sentenza, è stato incluso una sorta di vademecum con le istruzioni per procedere: «Accogliendosi un esplicito richiamo della Suprema Corte a impartire qualche ulteriore disposizione pratica e cautelativa, in accordo con il personale medico e paramedico che attualmente assiste o verrà chiamato ad assistere Eluana, occorrerà fare in modo che l'interruzione del trattamento di alimentazione e idratazione artificiale con sondino naso-gastrico, la sospensione dell'erogazione di presidi medici collaterali (antibiotici o antinfiammatori ecc.) o di altre procedure di assistenza strumentale avvengano in hospice (struttura medica adibita alle cure palliative per i malati in fase terminale, n.d.r.) per o altro luogo di ricovero confacente, ed eventualmente - se ciò sia opportuno e indicato in fatto dalla miglior pratica della scienza medica - con perdurante somministrazione di quei soli presidi già attualmente utilizzati atti a prevenire o eliminare reazioni neuromuscolari (come sedativi o antiepilettici) e nel solo dosaggio funzionale a tale scopo, comunque con modalità tali a garantire un adeguato e dignitoso accudimento accompagnatorio della persona (ad esempio anche con umidificazione frequente delle mucose, somministrazione di sostanze idonee a eliminare l'eventuale disagio da carenza di liquidi, cura dell'igiene e del corpo e dell'abbigliamento) durante il periodo in cui la sua vita si prolungherà dopo la sospensione del trattamento e in modo da rendere sempre possibili le visite, la presenza e l'assistenza, almeno dei suoi più stretti familiari».

Qualora nessuno ricorrerà presso la Corte di Cassazione, entro il termine di 60 giorni previsto dalla legge, dando così modo di attuare quanto deciso dall'organo giudicante del capoluogo lombardo, verranno rimossi i tubi che alimentano e forniscono i liquidi ad Eluana. Il decesso, in questi casi, sopraggiunge tra il decimo e il quindicesimo giorno dal distacco degli alimentatori. Nel caso di Terry Schiavo, i giorni che occorsero perché la morte sopraggiunse furono 13.

Dal Vaticano critiche alla sentenza[modifica]

Sono critiche dure quelle che arrivano attraverso Radio Vaticana, l'emittente radiofonica dello Stato della Città del Vaticano, che giudica questa come una «sentenza grave, che mai nessun tribunale aveva accolto e che disconosce il principio della non disponibilità della vita e il dovere di ogni società civile, di assistere i propri cittadini più deboli».

Il padre: «Ora la libereremo»[modifica]

«Ora la libereremo». Queste sono state le poche parole del padre di Eluana Englaro, che dal 1999 chiede di poter far morire sua figlia. Appena saputo della decisione della Corte d'Appello, Beppino Englaro ha aggiunto: «Non ci credo ancora, voglio leggere la sentenza. Dolore? Mia figlia è morta 16 anni fa».

Fonti[modifica]