La UE boccia la Gasparri: Rete 4 occupa abusivamente le frequenze di Europa 7

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domenica 16 settembre 2007

L'avvocatura della Corte di Giustizia delle Comunità Europee ha rinviato al Consiglio di Stato italiano la decisione sul ricorso promosso da Centro Europa 7, la società cui fa capo Europa 7, la televisione privata che da anni contende a Rete 4, televisione del gruppo Mediaset, il diritto di trasmettere su scala nazionale. La Corte Europea, per bocca dell'avvocato generale Poiares Meduro, nel rimettere la decisione, ha però stabilito che

"L'art. 49 CE richiede che l'assegnazione di un numero limitato di concessioni per la radiodiffusione televisiva in ambito nazionale a favore di operatori privati si svolga in conformità a procedure di selezione trasparenti e non discriminatorie e che, inoltre, sia data piena attuazione al loro esito. I giudici nazionali devono esaminare attentamente le ragioni addotte da uno Stato membro per ritardare l'assegnazione di frequenze ad un operatore che così ha ottenuto diritti di radiodiffusione televisiva in ambito nazionale e, se necessario, ordinare rimedi appropriati per garantire che tali diritti non rimangano illusori".

La decisione, se rimanda al Consiglio di Stato la decisione in merito, ricorda che se vi è stata una gara pubblica regolare, lo Stato deve provvedere affinché venga data piena attuazione al risultato della gara.

La questione Europa 7 e il sistema radiotelevisivo italiano

Il caso Europa 7 dura ormai da diversi anni. Nel luglio 1999 la Centro Europa 7 partecipò alla gara per l'assegnazione delle frequenza nazionali, presentando richieste per due emittenti, Europa 7 e 7 Plus. La società vinse la gara per Europa 7, e avrebbe dovuto subentrare nelle frequenze assegnate a Rete 4. Tuttavia alcuni decreti ministeriali permisero a Rete 4 di prorogare la programmazione ben oltre il termine perentorio del 31 dicembre 1999, data in cui Europa 7 avrebbe dovuto iniziare a trasmettere secondo il bando della gara. La Centro Europa 7, che intanto aveva già approntato tutto l'occorrente per iniziare le trasmissioni con ingenti investimenti, ricorse immediatamente alla giustizia italiana, che riconobbe le sue ragioni in ogni grado fino alla Corte Costituzionale, che ribadì nel 2002 (per la seconda volta) che il gruppo Mediaset non può possedere più di due emittenti nazionali.

Il legislatore, dunque, entrò direttamente nella questione: nel 2003 il governo di Silvio Berlusconi, azionista di maggioranza del gruppo Mediaset, varò la così detta legge Gasparri sul riassetto del sistema integrato delle comunicazioni (ivi incluse anche quelle radio-televisive). L'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, tuttavia, rinviò la legge alle Camere, richiamando l'attenzione su due punti, uno dei quali si riferiva espressamente alla decisione della Corte Costituzionale del 2002. Il governo, nel modificare la legge, per venire incontro all'eccezione sollevata dal presidente, varò il così detto decreto salva-Rete 4 permettendo a Rete 4 di continuare le trasmissioni in analogico ed evitando possibili richieste di danni da parte di Mediaset, come affermato dalla Corte di Giustizia Europea.

Nel luglio 2005, in virtù di quest'ultima contraddizione, il Centro Europa 7 ricorse al Consiglio di Stato e chiese un risarcimento di 3 miliardi di euro. Il Consiglio di Stato pose a propria volta dieci quesiti alla Corte di Giustizia Europea riguardo il riassetto del sistema radiotelevisivo messo in atto con la legge Gasparri. Fra le risposte della Corte, c'è anche quella che si riferisce al caso di Europa 7, che ha rinviato la decisione al tribunale amministrativo superiore, indicando che il risultato della gara deve essere perentoriamente rispettato.

Già nel luglio 2007 la Commissione Europea aveva aperto una procedura d'infrazione contro la legge Gasparri e ha imposto al governo italiano di provvedere a sistemare le eccezioni proposte entro due mesi. Il governo ha quindi risposto con un disegno di legge proposto dal ministro Paolo Gentiloni che modifica ampie parti della legge Gasparri.

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