Mondiale Superbike, quale futuro?

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Negli ultimi anni, il mondiale Superbike ha subito grandi trasformazioni che hanno fatto diventare una delle categorie motociclistiche più belle e appassionanti da vedere, in un campionato grigio e monotono, in forte crisi dal punto di vista tecnico e mediatico. Per 25 anni la Superbike è stata sotto il controllo dei fratelli Flammini e, in questo lasso di tempo che è andato dal 1988 al 2012, abbiamo visto passare moltissimi talenti ed ex piloti del motomondiale che hanno regalato momenti sportivi eccezionali. Si è passati dai pionieri di questa categoria come Marco Lucchinelli, Fabrizio Pirovano e Giancarlo Falappa a quei piloti che hanno contribuito enormemente a far raggiungere a questa categoria il suo apice di spettacolarità con Anthony Gobert, Colin Edwards, Troy Bayliss, Noriyuki Haga e Troy Corser, fino ad arrivare alle battaglie di grandi campioni come James Toseland, Max Biaggi, Leon Haslam, Cal Crutchlow, Carlos Checa, Jonathan Rea e Marco Melandri. Dal 2013 in poi è arrivata la DORNA a gestire questo campionato e qualcosa è cambiato. I regolamenti della Superbike sono cambiati con moto meno potenti e una maggiore elettronica, rendendo le gare molto meno avvincenti. Le 2 corse che si svolgevano la domenica ora sono state divise con gara 1 spostata al sabato, cosa che ha ridotto drasticamente il numero di spettatori presenti sugli spalti. Il format delle qualifiche è stato cambiato e le prime 9 posizioni della griglia in gara 2 vengono invertite per rendere la corsa più imprevedibile, ma la situazione non è cambiata. Nelle ultime 4 stagioni questa cosa si è accentuata ulteriormente con il dominio pressoché assoluto del nordirlandese Jonathan Rea sulla Kawasaki, che ha conquistato per quattro volte di fila il titolo mondiale. In tutto ciò anche le categorie minori non sono state risparmiate dalla DORNA, dato che la Supersport 600, dedicata alle cilindrate medie, nelle ultime due stagioni ha visto crescere sempre di più il monopolio della Yamaha, nonostante un buon equilibrio generale. Nelle ultime tre stagioni, si è vista anche la soppressione di due categorie storiche affiliate al mondiale Superbike, ovvero il campionato europeo Superstock 600 e la coppa FIM Superstock 1000, campionati fatti per portare ad una crescita di giovani piloti con moto più vicine alla produzione di serie e meno costose, in modo tale da farli debuttare verso categorie superiori in un futuro. In questo contesto, nel 2017 è nata la Supersport 300, una categoria che mira a far crescere giovani piloti in un campionato di piccola cilindrata e con budget contenuti. Purtroppo, nonostante si siano viste delle gare molto combattute, questa categoria è stata molto criticata perché non formerebbe seriamente i conduttori, a causa di un regolamento tecnico poco chiaro che limita le prestazioni delle moto a seconda della cilindrata, dato che nessuno dei costruttori in griglia porta una moto da 300 centimetri cubici effettivi. Sul fronte Superbike, le prospettive per il futuro sono piuttosto negative tra i costruttori, visto il recente annuncio da parte di Aprilia e MV Agusta e oltre a ciò, anche la Honda nelle ultime settimane ha lasciato molti dubbi sulla sua presenza nel campionato, dato che non c’è ancora un programma definito per il 2019 riguardo ai piloti da schierare, al team, agli sponsor e al budget. Inoltre alcuni piloti di alto livello, come Xavi Forés, Lorenzo Savadori e Marco Melandri, si sono ritrovati senza un ingaggio da parte di un team per la stagione ventura.Vedendo come la MotoGP è progredita in maniera esponenziale negli ultimi 5 anni, viene da chiedersi se la DORNA non abbia deciso di rendere il mondiale Superbike un parente povero del motomondiale, visto anche il calo di ascolti, cosa che fa capire molto bene come la situazione di questo campionato stia diventando sempre più preoccupante, soprattutto ora che i posti disponibili per il prossimo anno sono meno di 20, con il rischio serissimo di avere meno di quindici moto sulla griglia. DORNA deve assolutamene rivedere la gestione di questo campionato, dunque serve una profonda revisione e bisogna prendere esempio da un trofeo nazionale come il British Superbike, dove le moto sono prive di controlli elettronici e le gare sono molto più avvincenti. Molto probabilmente serve un ritorno al passato per consentire al mondiale Superbike di avere un futuro più roseo di quello che si prospetta oggigiorno.