Nordio: “Sistema para-mafioso al CSM”, è scontro politico

ROMA – La campagna referendaria sulla riforma della giustizia in vista del voto confermativo del 22 e 23 marzo 2026 è attraversata da un nuovo scontro politico e istituzionale dopo le forti dichiarazioni a Il Mattino di Padova del ministro della Giustizia Carlo Nordio sui meccanismi interni del Consiglio superiore della magistratura (CSM).
Nordio ha definito il sistema delle correnti all’interno del CSM come un “meccanismo para-mafioso”, sostenendo che l’introduzione del sorteggio per la composizione dell’organo di autogoverno dei magistrati – uno degli aspetti cardine della riforma – possa interrompere questi presunti rapporti di potere e favorire maggiore trasparenza.
Secondo il Guardasigilli, la riforma punta a “rompere questo verminaio correntizio”, un mercato dove, a suo dire, l’appartenenza alle correnti offre vantaggi nella carriera giudiziaria e nel funzionamento stesso delle elezioni del CSM. Nordio ha citato anche espressioni usate in passato da magistrati come Nino Di Matteo per descrivere esperienze giudiziarie criticate in passato.
Va tuttavia evidenziato che secondo la riforma i membri "laici" sorteggiati saranno scelti fra una rosa di nomi eletti dal Parlamento, determinando una forma di pre-controllo della maggioranza parlamentare sul CSM.
Reazioni istituzionali e politiche
[modifica]Le affermazioni del ministro hanno suscitato reazioni molto dure da parte di varie forze politiche e associazioni. La segretaria del PD, Elly Schlein, ha definito le parole di Nordio “gravissime”, chiedendo a Giorgia Meloni di prendere le distanze e invitando il ministro alle scuse. Schlein ha sottolineato che assimilare i magistrati alla criminalità organizzata offende la memoria di chi ha combattuto la mafia.
Anche l'ANM ha criticato duramente l’accostamento, sostenendo che tali parole “offendono le vittime della mafia” e mortificano il lavoro quotidiano di chi combatte la criminalità organizzata.
Difesa e risposte di Nordio
[modifica]In risposta alle critiche, Nordio ha definito “scomposta” l’indignazione suscitata dalle sue dichiarazioni, affermando di aver solo richiamato idee espresse negli anni scorsi da magistrati ben noti e ribadendo la necessità di una riforma che limiti la politicizzazione interna alla magistratura. Come detto in realtà i membri "laici" del CSM secondo la riforma verrebbero sorteggiati fra soggetti indicati dalla maggioranza del Parlamento, e non è chiaro come questo possa "ridurre la politicizzazione".
Esponenti della maggioranza di governo, come rappresentanti di Fratelli d’Italia, hanno espresso solidarietà al Guardasigilli, accusando l’opposizione di strumentalizzare la polemica per distogliere l’attenzione dai contenuti della riforma. Secondo questi esponenti, la normativa mirerebbe a rafforzare trasparenza e indipendenza del sistema giudiziario.
Contesto della riforma e referendum
[modifica]Il referendum confermativo senza quorum riguarda modifiche costituzionali inserite dal Governo nella riforma della giustizia, inclusi aspetti come la separazione delle carriere e il metodo di selezione dei membri del CSM tramite sorteggio. Questi elementi sono al centro del dibattito pubblico, con sostenitori del "sì" che ne evidenziano il ruolo anti-correntizio e quelli del "no" che ne sottolineano la politicizzazione e indebolimento delle garanzie costituzionali. Alcuni commentatori hanno osservato che la riforma non incide direttamente sulla durata dei processi, considerata una delle principali criticità del sistema giudiziario italiano.
Fonti
[modifica]- Danilo Paolini, «Due Csm e sorteggio, che cosa cambia con le carriere separate» – Avvenire, 16 novembre 2025.
- «Referendum, Nordio e le parole sul sistema "para-mafioso" al Csm: è scontro» – Adnkronos, 15 febbraio 2026.
- «Riforma giustizia, Nordio: “Sistema para-mafioso al Csm”. Opposizioni all’attacco» – Sky TG24, 15 febbraio 2026.
- «Nordio: indignazione scomposta alle mie dichiarazioni sul Csm» – ANSA, 15 febbraio 2026.
- Gianni DI Capua, «Referendum giustizia, scontro su Nordio e il Csm» – Il Tempo, 15 febbraio 2026.
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