Utente:Gaetano56/La corazzata Giulio Cesare fu affondata dai servizi segreti italiani

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25 ottobre 2005
Potrebbero essere stati otto uomini-rana agli ordini dei servizi segreti italiani a far saltare in aria nel porto di Sebastopoli, in Crimea, la corazzata Giulio Cesare ceduta dall'Italia all'Urss nel quadro delle riparazioni dei danni per la seconda guerra mondiale e ribattezzata Novorossisk. L'affondamento ha provocato la morte di oltre seicento marinai a bordo della corazzata ed un terremoto ai vertici militari sovietici.

L'ipotesi che l'affondamento fosse dovuto ad un sabotaggio italiano è stata rievocata con dovizia di particolari da una rivista russa in occasione del cinquantenario dell'affondamento.

All'epoca, il Cremlino sostenne che la tragedia fosse stata innescata da alcuni incendi accidentali a bordo ma, secondo questa rivista russa, l'ipotesi più accreditata è l'affondamento dovuto a bombe a orologeria piazzate da sabotatori italiani sulla chiglia. Secondo questa rivista i servizi segreti italiani dell'epoca avrebbero agito per conto della Nato al fine di impedire che la corazzata appartenuta alla Regia Marina potesse essere equipaggiata di missili a testata nucleare ed i servizi avrebbero trovato complici entusiasti tra i reduci della Decima Mas che consideravano la cessione della corazzata «un atto di disonore».

La rivista parla di un uomo, un certo Niccolò che sarebbe l'unico di quell'impresa ancora in vita, che durante una vacanza in Florida avrebbe raccontato ad un ex-ufficiale sovietico, conosciuto casualmente, i particolari dell'impresa.

La rivista fa notare che all'epoca soltanto due Paesi della Nato, l'Italia e la Gran Bretagna avevano personale addestrato ad un'impresa del genere.

Fonti[modifica]