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Vola la pressione fiscale in Italia, al 51,4% nel 4° trimestre del 2025: record da 11 anni

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
lunedì 6 aprile 2026


L'ISTAT certifica che nell'ultimo trimestre del 2025 la pressione fiscale in Italia è arrivata a vette che non si vedevano da oltre 10 anni: ben il 51,4%. Nell'intero 2025 la pressione fiscale si attesta al 43,1%, mentre nel 2024 era già volata al 42,5% del PIL, con un aumento del +1,3 sul 2023, mai verificatosi negli ultimi 10 anni se non nel 2020 a causa del COVID cioè non per l'aumento delle tasse ma per il drastico calo del PIL. Inoltre, il reddito disponibile delle famiglie a fine 2025 è diminuito dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, la propensione al risparmio è calata dello di 0,8 punti percentuali al 7,8%, e anche il potere d’acquisto è diminuito rispetto al trimestre precedente dello 0,8%.

Ancora una volta, una causa importante dell'aumento della pressione fiscale è il fiscal drag o "drenaggio fiscale": gli aumenti salariali concessi per compensare (neanche in modo completo) l'inflazione fanno salire i redditi nominali imponibili di dipendenti e pensionati, facendoli quindi passare a scaglioni di IRPEF più alti: il risultato è che pur perdendo potere d'acquisto queste categorie pagano sempre più tasse. Tra il 2022 e il 2024 il fiscal drag è ammontato a ben 25 miliardi a carico di coloro che pagano l'IRPEF.

Il balzello è tanto più iniquo considerando che alcuni contribuenti privilegiati (partite IVA in flat tax, proprietari immobiliari in cedolare secca, detentori di redditi finanziari ecc.) non ne vengono colpiti, rendendo l'iniquità fiscale sempre crescente e il costo dei servizi pubblici di cui tutti usufruiscono sempre più a carico delle stesse categorie. Riportare la progressività della tassazione sui redditi (come previsto dall'art.53 della Costituzione) e adeguare gli scaglioni dovrebbe essere una priorità per evitare che l'iniquità crescente e la mancata ridistribuzione dei redditi continui a distruggere la classe media, fenomeni questi che peraltro furono una delle cause della Grande depressione del 1929.


Fonti

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