Al senato il D.L. sui libri di testo digitali e sui contenuti integrativi in rete

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mercoledì 14 novembre 2012
Al senato è cominciato l'iter di discussione del decreto legge 179/2012 Digitalia che all'articolo 11 prevede un grande cambiamento per il mondo della scuola: il rapido passaggio ai libri di testo digitali.

Nella relazione si ribadisce che il provvedimento è stato preso per ottenere una riduzione dei costi per le famiglie. I libri di testo saranno redatti in forma mista (cartaceo + digitale) solo per quello che riguarda una ristretta edizione base di costo molto contenuto. Per tutto il resto, definito nel provvedimento contenuti digitali integrativi acquistabili o reperibili in rete, saranno le scuole a provvedere al reperimento trasferendo il costo alle famiglie. La relazione che accompagna la legge di conversione fa l'esempio di una classe per cui il tetto di spesa era l'anno precedente di 300 euro; il nuovo tetto sarà di soli 240 euro, con un risparmio del 20%. In questa cifra va ricompreso non solo il costo dei testi base, quello dei contenuti digitali integrativi ma anche quello della disponibilità dei supporti tecnologici. L'allarme delle associazioni dei genitori e di quelle dei consumatori può essere attenuato solo se il tetto di spesa sarà effettivamente rispettato: la delibera di adozione da parte del collegio dei docenti dovrà essere sottoposta al controllo contabile preventivo dei revisori dei conti.

Un e-book reader su una pila di libri

Questo ottimismo di un passaggio alla scuola 2.0 senza oneri per lo stato e con risparmio per le famiglie suscita i dubbi dell'associazione degli editori (A.I.E.) che ha chiesto il rinvio di un anno dell'entrata in vigore della misura. Ci sono, innanzitutto, tempi troppo brevi per predisporre i nuovi testi, ma ci sono molte riserve sui valori ipotizzati per i costi. Secondo gli editori, la riduzione drastica del numero delle pagine non comporta nell'immediato una corrispondente diminuzione dei costi, in quanto bisogna considerare il notevole ammontare dei necessari investimenti. C'è poi una difficoltà di ordine fiscale: i testi elettronici sono assoggettati all'IVA al 21% anziché al 4%. Se si tiene conto anche dell'incidenza del costo dei tablet o degli e-reader, la quadratura diventa difficile.

L'unica cifra comprimibile è la parte di spesa relativa ai contenuti integrativi. La relazione prende atto dell'ampia disponibilità di contenuti integrativi gratuiti in rete, ma ritiene gli stessi non attendibili. Gli editori, quindi, sono invitati a presentare dei loro contenuti integrativi a pagamento, a complemento dei testi, ma il sistema previsto dal decreto prevede anche la possibilità di un reperimento disgiunto rispetto al libro di testo. Resta così la possibilità che le istituzioni scolastiche dopo una attenta cernita, considerino attendibili anche materiali reperiti in rete in forma gratuita o integrati dall'attività dei docenti. È questa una strada già seguita in molte scuole italiane e che ha avuto l'elogio dello stesso ministro Profumo.

Ad una esplicita domanda di Alessandro Laterza sulla possibilità che in breve possa essere allestita una offerta di qualità il ministro ha affermato che

« Esistono già sul mercato offerte di contenuti digitali, prodotti da editori e forme di libro misto ed esiste anche una produzione di contenuti digitali effettuata da reti di scuole e redazioni di insegnanti che sta trovando un consenso sempre più ampio, evidentemente per l'affidabilità della proposta ed il buon rapporto qualità/prezzo. »

Il ministro ha poi assicurato che «Il MIUR adotterà, nei decreti ministeriali, standard tecnologici aperti e non proprietari».

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Fonti[modifica]