Accusa il Times: talebani pagati dagli italiani

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domenica 18 ottobre 2009

Un pacco di giornali

Il Times, popolare quotidiano britannico, ha pubblicato la notizia secondo la quale i servizi segreti italiani avrebbero pagato i talebani per mantenerli buoni, nella regione di Herat, stanza del contingente italiano. In riferimento a ciò «il governo statunitense ha ammesso per la prima volta di aver discusso l'anno scorso con la controparte italiana»; un funzionario statunitense interpellato ha confidato al Times che «la questione è stata sollevata con gli italiani», ma non ha precisato come; e cioè se sotto forma di protesta ufficiale o d'altra iniziativa diplomatica. Altre fonti Nato hanno rivelato che questa protesta sarebbe avvenuta a Roma lo scorso anno.

Il ministro La Russa smentisce questa ricostruzione: «Nessun organo dello Stato ha mai operato come dice il Times. E per questo ritengo odioso che un giornale che sta operando con un sentimento di antiitalianità abbia dato una notizia senza verificarla»; aggiungendo anche: «io mi ero insediato da poco al ministero, non ho mai avuto notizia dai servizi segreti di pagamenti ai capi talebani»; sulla stessa linea il ministro della Difesa francese Herve Morin. Ancora il Times aggiunge che tale prassi compensatoria non fu comunicata ai colleghi francesi, e perciò subirono molti più attacchi rispetto ai soldati italiani.

Le tesi del Times è smentita anche da una nota ufficiale del governo: «Il governo Berlusconi non ha mai autorizzato né consentito alcuna forma di pagamento di somme di danaro in favore di membri dell'insorgenza di matrice talebana in Afghanistan, né ha cognizione di simili iniziative attuate dal precedente governo», ricordando i numerosi attacchi subiti dalle forze italiane nel paese asiatico. Inoltre «si esclude altresì che l'Ambasciatore degli Stati Uniti a Roma abbia, all'inizio del mese di giugno 2008, inoltrato al Governo italiano un formale reclamo da parte del suo Paese in relazione ad ipotetici pagamenti in favore dell'insorgenza talebana». Secondo il governo gli italiani sarebbero meno colpiti perché maggiormente integrati nel tessuto sociale afgano: «[il] comportamento dei nostri militari, ben diverso rispetto a quello degli altri contingenti. [...] loro hanno sempre manifestato una vicinanza umana alla gente e ne vengono ricambiati».

Di parere assai diverso il quotidiano Il Fatto Quotidiano, che dà invece tale pratica per certa, ricordando come tali maneggi siano già verificatisi frequentemente in passato. Ad esempio: nella missione ONU del 1982 con il generale Angioni; in Iraq gli attacchi sarebbero cessati dopo l'agguato di Nassirya solo grazie ad un accordo col signore della guerra Moqtada al Sadr. In Afganistan ci sarebbe stato già da tempo un accordo, saltato dopo l'improvvido attacco del 3 maggio duemilanove ad una automobile trasportante civili, operato da soldati italiani coi nervi a fior di pelle; da quel dì gli afgani avrebbero cessato di far finta salvando le apparenze, attaccando sul serio. Da ciò l'agguato di Kabul avvenuto in settembre. Il contingente inglese perde molti più uomini degli altri alleati, ben quaranta questa estate, e perciò qualcuno di essi avrebbe dato l'imbeccata al Times. Non sarebbero solo gli italiani a comportarsi così, ma bensì tutti o quasi gli altri contingenti militari occidentali. Secondo il vicepresidente statunitense Joe Biden, pacificare l'afganistan e liberarlo dal terrorismo internazionale sarebbe una cosa relativamente facile: basterebbe trovare un buon acordo con il Mullah Omar; piuttosto che terrorista, egli si dimostra un uomo pragmatico e spietato interessato soltanto a gestire i propri affari. Nell'estate del duemila la sua influenza ha fatto cessare la produzione di oppio nel paese: un'ipotesi di accordo potrebbe essere, ad esempio, smantellare i contingenti occidentali e aiutarlo invece a mantenere le frontiere del paese, e al resto penserebbe lui.


Fonti[modifica]