Approvato in via definitiva il DdL di riforma della Costituzione Italiana

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giovedì 14 aprile 2016

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Su Wikiversità c'è una lezione su La Riforma Costituzionale del Governo Renzi.

La proposta di modifica costituzionale, anche conosciuta come "Disegno di Legge Boschi" o "DDL Boschi" (dal nome del ministro Maria Elena Boschi)[1], è stata approvata dal Parlamento italiano in via definitiva il 12 aprile.

Le riforme prevedono in particolare di trasformare il Senato della Repubblica in un "Senato delle Regioni" composto da 100 senatori nominati tra i consiglieri regionali ed i sindaci delle città più grandi.[2] Prevede inoltre l'abolizione formale del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (organo costituzionale) e delle Province, l'abolizione parziale del federalismo regionale in alcune materie (energia, infrastrutture strategiche, protezione civile e altre materie regionali quando lo richieda la "tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale"), modifiche in tema di referendum e proposte di legge di iniziativa popolare, modifiche delle modalità di elezione del Presidente della Repubblica e dei giudici della Corte Costituzionale, tempistica per l'approvazione delle leggi e limiti all'uso del decreto-legge da parte del Governo.

La riforma è stata proposta dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il parlamento Maria Elena Boschi[3] del Partito Democratico, mentre è stato aspramente criticato da alcuni partiti di opposizione.[4]

Dal momento che la riforma non è stata approvata da più di due terzi dei membri del Parlamento, l'articolo 138 della Costituzione prevede la possibilità di chiedere il referendum confermativo.[5] Secondo quanto affermato da Matteo Renzi, il referendum costituzionale si terrà il prossimo ottobre[6]. Essendo un referendum confermativo (e non abrogativo), la consultazione non richiede la partecipazione al voto della maggioranza degli iscritti alle liste elettorali per essere valida. Sarà il terzo referendum costituzionale in Italia, dopo quelli del 2001 e del 2006.

L'iter parlamentare[modifica]

Quando fu nominato Presidente del Consiglio nel febbraio 2014, Matteo Renzi, si impegnò ad attuare una serie di riforme costituzionali. La prima fase del pacchetto di riforme di Renzi aveva lo scopo di abolire il cosiddetto "bicameralismo perfetto", che concede identici poteri alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica. La riforma approvata dal Parlamento il 12 aprile 2016 fa diminuire sostanzialmente la composizione (da 315 a 100 senatori) e il potere del Senato, il quale non può più chiedere le dimissioni del governo tramite il voto di fiducia. Inoltre ai nuovi senatori sono concesse poche iniziative, tra cui la possibilità di esprimere un parere sui progetti di legge costituzionale e le proposte di modifica costituzionale, sulle leggi in materia di interessi locali, sulla richiesta di referendum, sulla tutela delle minoranze linguistiche. Il nuovo Senato può, solo in pochi e determinati casi, proporre modifiche, ma la Camera dei Deputati resta l'organo costituzionale ad avere sempre l'ultima parola. La composizione del nuovo Senato è modificata: i rappresentanti regionali sono nominati in modo praticamente identico al Bundesrat tedesco.

Oltre ad avere ampiamente svuotato di poteri il Senato, il pacchetto di riforme contiene anche una nuova legge elettorale (non sottoposta a referendum) volta a premiare il partito che vince le elezioni al fine di consentirgli di formare più facilmente un governo, aumentando inoltre i poteri del Presidente del Consiglio. Renzi è stato accusato da alcuni politici e costituzionalisti, come Stefano Rodotà e Fausto Bertinotti, di essere un leader autoritario e antidemocratico per proporre tali modifiche,,[7][8][9][10][11] mentre altri, come Gianfranco Pasquino, sostengono che i testi adottati siano scritti male.[12][13]

Dopo la doppia approvazione del testo di legge sia della Camera dei Deputati sia del Senato, Renzi ha annunciato che avrebbe chiesto il referendum confermativo per ottenere l'approvazione del popolo italiano per la riforma. Nel mese di gennaio 2016, annunciando una data di ottobre per il referendum, Matteo Renzi ha dichiarato che, se le sue riforme fossero respinte dal referendum si sarebbe dimesso da Presidente del Consiglio, abbandonando per sempre anche il mondo della politica.[14] Alcuni partiti di opposizione, in particolare il Movimento 5 Stelle, la Lega Nord e la Sinistra Italiana, ma anche alcuni giornali come Il Fatto Quotidiano e Il manifesto, hanno accusato Renzi di voler trasformare il referendum in un plebiscito sulla sua premiership con tali osservazioni.[15]

Scheda: provvedimenti previsti nel progetto di revisione costituzionale[modifica]

Il ministro Maria Elena Boschi
  • Nuova composizione del Senato della Repubblica: il Senato diventa una Camera rappresentativa delle istituzioni locali presenti sul territorio nazionale (non è più prevista la rappresentanza degli elettori della circoscrizione estero) ed è composto da 95 senatori (di cui 74 consiglieri regionali e 21 sindaci delle maggiori città), oltre agli ex Presidenti della Repubblica e fino a 5 senatori di nomina presidenziale. I consigli regionali nominano sindaci e consiglieri regionali che entrano a far parte del Senato, ma questi ultimi sono eletti in conformità alle scelte espresse dagli elettori in concomitanza delle elezioni regionali. Le modalità pratiche con cui gli elettori eleggeranno i consiglieri regionali che entreranno a far parte del Senato saranno quindi stabilite in una legge elettorale successiva. I senatori di nomina presidenziale (che sostituiscono i senatori a vita) durano in carica sette anni e non possono essere nuovamente nominati, mentre gli ex Presidenti della Repubblica rimangono senatori a vita. Tutti i senatori non percepiranno più alcuna indennità aggiuntiva per il loro ruolo.
  • Abolizione del bicameralismo perfetto: la Camera dei deputati diventa l'unica Camera a votare la fiducia al Governo. Il Senato mantiene la sua funzione legislativa sui rapporti tra Stato, enti territoriali ed Unione Europea, oltre che per le leggi costituzionali ed elettorali. Il Senato può inoltre, su proposta di un terzo dei suoi componenti, proporre modifiche a disegni di legge approvati dalla Camera dei deputati. Quest'ultima potrà quindi decidere di accettare le modifiche proposte dal Senato o riapprovare la legge iniziale. Per le leggi di bilancio e per quelle riguardanti le competenze delle Regioni la Camera può superare il parere del Senato solo con un voto della maggioranza assoluta dei suoi componenti.
  • Elezione del Presidente della Repubblica: al voto per l'elezione del Presidente della Repubblica partecipano solo deputati e senatori (non più anche i delegati regionali). Cambia inoltre la maggioranza necessaria per la sua elezione: dal quarto al sesto scrutinio è necessaria la maggioranza dei tre quinti dei componenti mentre dal settimo in poi quella dei tre quinti dei votanti (invece che la maggioranza assoluta). La seconda carica dello Stato diventa il Presidente della Camera dei deputati che quindi eserciterà le funzioni del Presidente della Repubblica in caso di suo impedimento.
  • Procedimento legislativo a data certa: è previsto che il Governo possa richiedere un procedimento legislativo particolare per l'approvazione di un disegno di legge essenziale per l'attuazione del suo programma. La Camera dei deputati dovrà votare sulla richiesta entro 5 giorni. In caso di voto favorevole, essa dovrà concludere la discussione e la votazione del disegno di legge entro 70 giorni (prorogabili al massimo di 15 giorni in relazione ai tempi di esame da parte della Commissione nonché alla complessità del disegno di legge). Tale procedimento non potrà essere richiesto per le leggi di competenza del Senato, quelle in materia elettorale, di amnistia, di indulto, di bilancio e di ratifica di trattati internazionali.
  • Abolizione delle province: è prevista la definitiva soppressione di questo ente territoriale, che scompare dagli articoli 114, 118 e 132 della Costituzione e che viene sostituito da "enti di area vasta" le cui materie sono regolate da leggi regionali[16].
  • Abolizione del CNEL: viene abrogato l'articolo 99 della Costituzione che prevede l'esistenza del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, che viene quindi soppresso.
  • Modifiche al Titolo V: scompaiono le materie di legislazione concorrente tra Stato e Regioni. Vengono trasferite allo Stato le competenze in materia di mercati assicurativi, promozione della concorrenza, previdenza complementare e integrativa, tutela e sicurezza del lavoro, protezione civile, beni culturali e turismo.
  • Leggi di iniziativa popolare: viene innalzato a 150.000 il numero di firme necessarie per la presentazione di leggi di iniziativa popolare. Viene inserito inoltre l'obbligo per il Parlamento di discutere e votare tali proposte di legge.
  • Referendum popolari: viene in parte modificato il quorum per la validità dei referendum popolari abrogativi. Se il referendum è richiesto da almeno 800.000 elettori il quorum scende infatti al 50% + 1 dei votanti alle ultime elezioni politiche. Se le firme sono invece tra 500.000 e 799.999 il quorum rimane invariato (50% +1 degli elettori iscritti nelle liste elettorali), così come per i referendum di iniziativa dei Consigli Regionali. Vengono inoltre introdotti i referendum propositivi e di indirizzo, le cui modalità di attuazione vengono rinviate a una successiva legge costituzionale.
  • Compenso dei consiglieri regionali: viene stabilito che gli emolumenti dei consiglieri regionali non possano essere superiori di quelli attribuiti ai sindaci dei Comuni capoluogo di Regione.
  • Decretazione d'urgenza: vengono esplicitamente inseriti in Costituzione dei limiti alla decretazione d'urgenza già stabiliti con sentenze della Corte costituzionale: il divieto per il Governo di emanare decreti non omogenei o riguardanti la materia elettorale, di reiterare disposizioni di decreti non convertiti, di ripristinare l'efficacia di norme dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale e il divieto per il Parlamento di inserire disposizioni estranee al decreto nel disegno di legge di conversione.

In vista dell'eventuale referendum: i primi sondaggi[modifica]

In vista dell'eventuale referendum, i primi sondaggi già realizzati mostrano finora una generale apprezzamento delle riforme da parte della maggioranza dell'opinione pubblica.

Una scheda elettorale
Data Realizzatore Committente Yes
SI'

NO
Scarto Non sa/non risponde
9–10 gennaio 2016 EMG 66.8 33.2 33.6
23–24 gennaio 2016 EMG 69.9 30.1 39.8
8 febbraio 2016 Piepoli 64.0 36.0 28.0
25 febbraio 2016 Demos&Pi e Demetra La Repubblica 60.0 21.0 39.0 19.0

Fonti[modifica]

Note[modifica]