Belgrado: manifestazioni di piazza contro USA e Italia

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giovedì 21 febbraio 2008

Posizione di Belgrado

Una grande manifestazione ha raccolto a Belgrado oltre 200.000 persone per protestare contro l'indipendenza del Kosovo. Il 17 infatti il Kosovo ha dichiarato la sua indipendenza dalla Serbia, supportato "massicciamente" dagli USA e con l'Europa sostanzialmente allineata (eccetto la Spagna, preoccupata della situazione nei Paesi Baschi).

La manifestazione non aveva intenti violenti. Tuttavia almeno 300 persone si sono dirette all'ambasciata americana e l'hanno assaltata e data alle fiamme. Nei disordini la polizia serba non è intervenuta prontamente per evitare il peggio. Pare che la vittima trovata bruciata nei locali dell'Ambasciata sia uno degli assalitori.

Gli Stati Uniti si sono detti molto adirati verso il governo serbo, guidato attualmente dal primo ministro Vojislav Koštunica, che non ha partecipato alla manifestazione in quanto 'in visita in Romania'. Sono volate pietre contro l'ambasciata croata, turca, bosniaca, belga e canadese. Anche una filiale della Unicredit è stata devastata.

Dura la condanna dal Consiglio di sicurezza ONU, ma paradossalmente il riconoscimento del Kosovo, motivo delle proteste, non è passato per le Nazioni Unite. La minaccia di destabilizzazione dei Balcani, con la creazione del Kosovo, è diventata oramai reale.

Il Kosovo fu il casus belli della guerra del' 99 per le repressioni e presunte stragi commesse dai serbi ai danni dei kosovari. Negli anni successivi, in cui il Kosovo è rimasto sotto il controllo dell'ONU la situazione non è stata affatto "aggiustata". La disoccupazione è elevatissima, le minoranze serbe sono in evidente difficoltà, il Kosovo, regione importantissima per la Chiesa ortodossa, ha già avuto gravi danni ai suoi monasteri in passato, e ora con il distacco dalla Serbia in uno Stato a maggioranza musulmana si crea un altro problema. Inoltre il Kosovo è diventato un crocevia di traffici illegali provenienti dall'Est. Per tutti questi motivi, la Serbia considera il distacco del Kosovo come un atto d'imperio USA con una ingerenza pesantissima nei propri affari interni. La Russia, che aveva sempre ammonito contro l'opzione di un Kosovo totalmente indipendente (come a suo tempo anche molti politici europei) si è schierata nettamente dalla parte dei serbi.

Il premier Vojislav Kostunica ha detto: «Il Kosovo appartiene alla Serbia. Il Kosovo appartiene al popolo serbo. È sempre stato così e così sarà. Nessuna forza, nessuna minaccia o promessa potrà cambiare le cose» «Che legge divina, umana o europea abbiamo violato? Che accordo non abbiamo rispettato? A chi non abbiamo teso la mano, offrendo amicizia e collaborazione così come non sono mai state offerto a nessuno. Le forze mondiali dicono - non è abbastanza. Sarà abbastanza, sostegno loro, quando voi serbi accetterete di essere umiliati. Quando firmerete la vostra umiliazione. Mai e nessuno avrà il mandato del popolo serbo per accettare un simile mercimonio. Mai e nessuno!».

La condanna per gli scontri di giovedì è prontamente arrivata dall'ONU, come anche dal Ministro degli Esteri D'Alema. Gli americani parlano di un "attacco fatto da criminali". Nel frattempo la Serbia ha ritirato l'ambasciatore dall'Italia.

Fonti[modifica]

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