Berlusconi: l'inappellabilità interessa anche il caso SME

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Jump to navigation Jump to search

3 febbraio 2006

Nuova apparizione televisiva del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, questa volta a Omnibus di La7, nella quale ha ammesso, per la prima volta, la possibilità che la legge sull'inappellabilità possa influire su uno dei procedimenti penali a suo carico.

Alla domanda di Giulio Anselmi, direttore de La Stampa, se la legge in questione possa modificare l'iter di uno dei processo nei quali è imputato, il premier ha risposto: «sì, a Milano c'è un processo d'appello che tuttavia è chiarissimo. Sono stato assolto in primo grado per non aver commesso il fatto. I fatti sono così chiari che non c'è nessuna possibilità che il verdetto possa essere cambiato dall'appello».
La procura infatti è ricorsa in appello, dato che alla fine del processo SME, nel dicembre del 2004, Berlusconi venne assolto per la vicenda sulla vendita della SME, mentre fu dichiarato prescritto, grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche che ne dimezzano i tempi, il reato di corruzione del giudice Renato Squillante, che invece è stato condannato a 7 anni di reclusione.

Il leader di Forza Italia è poi tornato sui temi della campagna elettorale, affermando che durante i cinque anni di legislatura sono stati creati un milione e mezzo di posti di lavoro e ha promesso che ne creerà un altro milione se gli italiani gli conferiranno rinnovata fiducia alle prossime elezioni.
Ha anche bacchettato il compagno di coalizione Pier Ferdinando Casini, che ieri aveva rimproverato l'«aria di pollaio» in questa campagna elettorale, ed ha ripreso anche la propria personale battaglia contro i giudici, tornando ad accusare i DS di candidare le toghe in cambio di favori, con particolare riferimento alla vicenda Camorra-coop, in cui secondo il Presidente del Consiglio, sarebbero intervenute assoluzioni per le cooperative rosse.
È poi passato a parlare della vertenza Alitalia, affermando che, al contrario del ministro Roberto Maroni, non permetterà che la compagnia di bandiera italiana fallisca.

Immediata la replica dagli ambienti interessati: il segretario dei DS, Piero Fassino, ha commentato che Berlusconi parla di affari non legati alla politica, perché vuole nascondere un Paese evidentemente allo sfascio: «sta francamente esagerando con la sua continua aggressione quotidiana in cui dice tutto e il contrario di tutto. Non va bene. E men che meno va bene questo ennesimo attacco ai magistrati.» «Invece che di Unipol parli dei suoi processi e delle sue prescrizioni.»

L'Associazione Nazionale Magistrati ha chiesto al premier di non coinvolgere la magistratura nello scontro politico, mentre la procura di Napoli, che si occupò del caso Camorra-Coop, ha mostrato sconcerto per le insinuazioni del premier, in quanto i processi si conclusero con assoluzioni totali.

Notizie precedenti[modifica]

Fonti[modifica]