Bolivia e Venezuela espellono gli ambasciatori statunitensi

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venerdì 12 settembre 2008

Nel giro di due giorni Bolivia e Venezuela hanno espulso gli ambasciatori statunitensi dai loro paesi; si preannunciano forti ripercussioni nei rapporti con gli Stati Uniti, mentre preoccupano la situazione interna alla Bolivia ed il peggioramento dei toni tra Venezuela e USA.

Bolivia[modifica]

Il presidente boliviano Evo Morales

Ieri, 11 settembre, la Bolivia di Evo Morales ha espulso l'ambasciatore statunitense Philip Goldberg in quanto persona non gradita. Morales ha esplicitamente accusato gli Stati Uniti d'America di destabilizzazione nei confronti del governo boliviano, lavorando con l'opposizione ed appoggiando le proteste tutt'ora in corso in Bolivia.

Morales ha inoltre dichiarato che Goldberg cospirerebbe contro la democrazia.

La Bolivia in questi giorni è scossa da violente manifestazioni, in particolare a Santa Cruz e nella cosiddetta zona della Mezzaluna, che tra le varie riguardano la distribuzione dei proventi dell'esportazione di gas (il governo Morales ha nazionalizzato gli idrocarburi), assegnati già ad altri progetti sociali. Apparentemente le rivolte sono guidate da alcuni prefetti ribelli al potere centrale, che mirerebbero ad una secessione.

Gli scontri hanno portato all'occupazione e saccheggio di varie sedi istituzionali ed a sabotaggi del gasdotto che rifornisce Brasile ed Argentina, facendo parlare di tentativo di golpe e di guerra civile. Ci sarebbero inoltre almeno otto morti.

Morales, considerato il primo presidente boliviano "indigeno", è esponente del Movimento al Socialismo. Nella giornata di ieri ha anche incassato la solidarietà di Chávez (Venezuela) e Lula (Brasile), mentre gli Stati Uniti per tutta risposta hanno provveduto all'espulsione dell'ambasciatore boliviano.

Venezuela[modifica]

Il presidente venezuelano Hugo Chávez

Oggi anche il Venezuela ha annunciato l'espulsione dell'ambasciatore statunitense Patrick Duddy da Caracas, «per solidarietà con la Bolivia − ha affermato Hugo Chávez, richiamando nel contempo l'ambasciatore venezuelano a Washington.

La decisione arriva proprio mentre in Venezuela sono atterrati (ieri) due bombardieri strategici russi Tu-160 (ufficialmente per voli d'addestramento) ed alcune navi russe sono in acque venezuelane per una esercitazione. Chávez ha quindi precisato che si tratta di un avvertimento agli Stati Uniti, essendo Venezuela e Russia «alleati strategici».

Chávez ha anche minacciato l'interruzione delle forniture di petrolio in caso di aggressione: il Venezuela è attualmente il paese del Sud America più ricco di petrolio.

Chávez ha annunciato l'espulsione durante un comizio, riferendosi all'ambasciatore come «ambasciatore yankee» ed aggiungendo «Andate al diavolo, yankee di merda!».

Anche il Venezuela soffre di crisi interne, recentemente altri due alti ufficiali sono stati arrestati con l'accusa di organizzare un golpe contro Chávez.

Fonti[modifica]