Continua l'offensiva su Beirut

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15 luglio 2006

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Continuano senza tregua gli scontri tra Israele e Libano: per il terzo giorno consecutivo si sono susseguiti i raid a Beirut, la marina militare israeliana ha ripreso a bombare l'aeroporto internazionale, l'aeronautica ha bombardato ponti, cisterne di combustibile e gasdotti nel Libano.

Volantini dell'esercito israeliano sono stati lanciati sul villaggio sciita di Marhwaheen, nel sud del Libano, per invitare la popolazione locale ad abbandonare le case, rifugiandosi nella vicina base delle Nazioni Unite.

Gli hezbollah hanno risposto con un drone, un velivolo senza pilota, imbottito di esplosivo e diretto contro una nave israeliana ancorata al largo delle coste delle libanesi, a bordo della quale prestavano servizio una ottantina di marinai. Si tratta della terza violazione dello spazio aereo nel nord di Israele da parte degli sciiti, la prima attuata con un aereo senza pilota.

Proseguono gli scontri anche nella Striscia di Gaza: alcuni caccia hanno bombardato gli edifici del Ministero delle Finanze, provocando solo danni alla struttura.

Il quotidiano arabo Al-Hayat, citando fonti del Pentagono, riferisce che «Israele ha dato a Damasco 72 ore di tempo per fermare l'attività di hezbollah al confine israelo-libanese ed arrivare al rilascio dei due soldati rapiti, altrimenti lancerà un'offensiva dalle conseguenze disastrose». Proprio Washington ha invitato i circa 25mila americani presenti in Libano ad abbandonare il Paese non appena le condizioni di sicurezza lo permetteranno.

Oltre 400 persone, tra cui 300 italiani, sono stati evacuati da Beirut: nove autobus sono partiti dall'ambasciata d'Italia, assecondando il desiderio degli italiani (uomini d'affari, studenti e turisti) che avevano domandato di poter lasciare immediatamente il Paese.

Nel corso della giornata, in un drammatico appello televisivo, il primo ministro libanese Fouad Siniora ha proposto un «cessate il fuoco totale e immediato sotto l'egida delle Nazioni Unite», accusando lo stato di Israele di «infliggere un'immorale punizione collettiva» al Paese. Il premier ha poi definito il Libano «zona disastrata», chiedendo l'aiuto sia dei Paesi arabi sia dei «Paesi amici nel mondo».

Fonti[modifica]