Diplomatici inglesi e americani sequestrati in Zimbabwe

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giovedì 5 giugno 2008

Alcuni membri del personale diplomatico di Stati Uniti e Regno Unito sono stati sequestrati in Zimbabwe, secondo l'ambasciatore statunitense James D. McGee. I portavoce delle ambasciate britannica e americana affermano che a presente sono stati liberati.

L'ambasciatore McGee ha parlato in un'intervista sulla CNN: "La Polizia ha posto un blocco stradale, ha fermato i veicoli, ha preso i cellulari del mio personale, e i veterani di guerra hanno minacciato di bruciare i veicoli con le persone all'interno, se avessero rifiutato di scendere e di seguirli fino al posto di polizia più vicino."

L'ambasciatore svedese Sten Rylander e l'ambasciatore americano James D. McGee (al centro) visitano una vittima di violenza politica il 9 maggio 2008 a Harare, Zimbabwe.

L'ambasciatore ha detto che l'incidente è stato una frattura seria nel protocollo diplomatico. "Crediamo che venga direttamente dall'alto della gerarchia" ha aggiunto.

Un autista che lavora per l'ambasciata statunitense è stato pichiato dai veterani, che sono spesso usati dal ZANU-PF (il partito politico al potere) per intimidire gli esponenti politici dell'opposizione. Sono stati usati anche come truppe d'assalto nella cacciata governativa dei proprietari bianchi di fattorie. Il ministro dell'informazione dei deputati dello Zimbabwe, Bright Matonga, ha detto alla stampa che i diplomatici sono stati arrestati perché hanno cercato di forzare un posto di blocco ed hanno rifiutato di collaborare con la polizia. Ha anche negato che l'impiegato dell'ambasciata sia stato picchiato.

Wikinews
Questo articolo, o parte di esso, deriva da una traduzione di US and UK diplomats detained in Zimbabwe, pubblicato su Wikinews in inglese.

Proprio ieri, la polizia ha temporaneamente arrestato il leader d'opposizione Morgan Tsvangirai (MDC), che sfiderà il presidente Robert Mugabe in un'elezione di fine mandato il 27 giugno.

Tsvangirai ha oggi riassunto la sua campagna. "Siamo convinti della giustezza della causa, e non lasceremo finché non restaureremo la dignità di tutte le persone dello Zimbabwe."

Fonti[modifica]