Europee: primo sì alla soglia di sbarramento del 4%

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martedì 3 febbraio 2009


Con 487 voti a favore, 29 contrari e sei astenuti, la Camera dei deputati ha approvato l'emendamento del deputato del Popolo della Libertà Peppino Calderisi volto ad introdurre di una soglia di sbarramento del 4% nella legge elettorale che sarà in vigore nelle prossime elezioni europee.

L'introduzione della soglia è stata osteggiata dai rappresentanti dei piccoli partiti riuniti nel "Comitato per la democrazia", che oggi, mentre la Camera votava, si sono dati appuntamento davanti al palazzo del Quirinale. Allontanati nelle adiacenti Scuderie del Quirinale, i circa 40 ex-parlamentari hanno affermato che il provvedimento ferisce il pluralismo, componente essenziale della democrazia, e hanno sollecitato l'intervento del Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, il quale ha risposto che «una eccessiva frammentazione della rappresentanza politica può in linea generale costituire un disvalore al pari di una sua eccessiva compressione, che possa sacrificare significative, essenziali espressioni del pluralismo politico».

Clemente Mastella, segretario dell'Udeur, ha affermato che la soglia costituisce una «umiliazione insopportabile» e una «offesa alla libertà e al pluralismo che sono componenti essenziali della democrazia». Secondo Mastella non è accettabile che si decida di cambiare le regole del gioco mentre è già partita la raccolta delle firme per le candidature a Strasburgo. «Mi auguro che Giorgio Napolitano voglia intervenire. Dal punto di vista politico sia chiaro che non faremo alleanze con chi ci vuole ammazzare, in particolare con il Pd. Confermiamo le giunte che già sono in piedi, ma non andiamo avanti in questa direzione fino a quando il Pd non sarà cambiato».

Per Paolo Ferrero, segretario di PRC, «è molto grave il tentativo di esclusione dei partiti più piccoli dalle Europee: Veltroni ha paura di perdere la poltrona perché il Pd sta perdendo consensi. Così pensa di recuperare voti mettendo fuori le sinistre. Ma non è colpa nostra se il Pd non funziona. È evidente che deve cambiare rotta e costruire con la dialettica una vera forza di opposizione e di sinistra».

Bobo Craxi ha invece preannunciato l'intenzione del Nuovo PSI di rivolgersi alla Corte costituzionale: «non è legittimo cambiare le regole quando è già partita la campagna per la raccolta delle firme. Al Pd diciamo che un certo numero di amministrazioni locali che si accingono a fare con i partiti minori non avranno luce. A rischio sono anche quelle in carica».

Fonti[modifica]