Francia: scarcerata per motivi di salute Marina Petrella

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martedì 5 agosto 2008

Marina Petrella, l'ex brigatista italiana detenuta in Francia, è uscita dal carcere per motivi di salute. A decretarne l'estradizione e la messa in «libertà vigilata» la corte d'appello di Versailles, che ha accolto le richieste dei medici dell'ospedale Sainte-Anne di Parigi.

Secondo i dottori, la Petrella «si sta lasciando andare», soffre di «turbe depressive e suicide» e di «denutrizione»; per questo, i sanitari hanno paventato lo «stato di salute» e «le modalità di trattamento» necessarie per la messa in libertà della donna.

Irène Terrel, l'avvocato dell'ex brigatista, ha detto che «c'è una volontà di distensione che giunge dalle più alte cariche dello Stato» e che la decisione offre «una nuova speranza» per poter «ricominciare a ricostruirsi» una vita, affermando di sentirsi «molto sollevata». La figlia di Marina Petrella, Elisa Novelli, «spera che questa notizia le donerà la voglia di ricominciare a far parte della vita sociale».

Ottenuta la scarcerazione, la Petrella potrà tornare nella sua casa nell'Argenteuil, con gli unici obblighi di firmare il registro del commissariato una volta a settimana, curarsi e non uscire dal territorio della Francia, «una clausola che ha sempre rispettato», secondo le parole della figlia.

La giustizia italiana reclama dal 1992 la sua estradizione, dopo la condanna in contumacia all'ergastolo per concorso in omicidio nell'assassinio di un agente di polizia. La donna però non è mai stata estradata, poiché dall'anno successivo alla condanna, con la dottrina Mitterand, dal nome dell'ex presidente François Mitterand, a tutti i condannati italiani per terrorismo viene offerto asilo politico e assistenza.

Il 9 giugno scorso si era sembrati vicini alla risoluzione della vicenda, quando il primo ministro François Fillon aveva firmato il decreto che "riconsegnava" la brigatista al paese natio. La difesa della donna ha però subito presentato ricorso al Consiglio di Stato, ricorso sul quale non c'è ancora una sentenza.

Fonti[modifica]