Gerusalemme: attentato alla scuola ebraica, 10 morti

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giovedì 6 marzo 2008
In Israele ancora sangue. Un attacco terroristico contro la principale scuola rabbinica di Gerusalemme, la Merkaz Harav Yeshiva, ha causato la morte di 10 persone. Il quartiere è un cui è avvenuto l'attentato è il Kyriat Moshe, centro ebraico situato vicino ai coloni. Mitra e spari sono stati uditi nella scuola rabbinica. Tra il bilancio dei morti sono presenti anche due terroristi, colpiti dalle forze israeliane. Arye Mekel, del ministero degli Esteri, informa: «I terroristi vogliono eliminare le opportunità di pace, ma noi andremo avanti con i colloqui». Un terrorista è riuscito a fuggire e, intanto, è stato elevato lo stato alla massima allerta in tutto il Paese. Centinaia di persone hanno gridato dinnanzi alla scuola lo slogan «Morte agli arabi».

Il numero dei malviventi entrati nella scuola è confuso. Per gli ospedali la stima dei feriti è di circa 35 persone e sul luogo dell'attentato sono arrivate alcune vacanze.

L'irruzione sarebbe avvenuta nel mezzo di un'attività religiosa. La vicenda è iniziata in biblioteca. Un testimone ha riferito dei particolari: «Quella che si vede all'interno del collegio è la scena di un vero e proprio massacro i muri sono ovunque schizzati di sangue, chiazze di sangue sono anche sui pavimenti e i cadaveri sono sparsi nelle stanze e nei i corridoi».

A rivendicare Kataeb Ahrar el Jalil, formazione sconosciuta, le "Brigate degli uomini liberi della Galilea - Gruppo del martire Imad Mugnieh e martiri di Gaza". È un riferimento al capo degli Hezbollah, ucciso il 12 febbraio a Damasco, e alle vittime degli scorsi giorni nella Striscia di Gaza.

L'ANSA ha annunciato che nella Striscia di Gaza sono stati fatti esplodere dei fuochi d'artificio dopo l'attentato. In piazza sono scese centinaia di persone, che hanno festeggiato sparando colpi di mitra. Hamas, tramite un suo portavoce, ha comunicato che «questa è la risposta naturale contro l'aggressione sionista compiuta sul popolo palestinese, e non sarà l'ultima».

Abu Mazen, presidente dell'ANP, ha condannato l'attacco «che ha causato molte vittime israeliane» e ha criticato con forza «tutti gli attacchi che hanno per obiettivo i civili, sia palestinesi che israeliani».

La Farnesina, per bocca di Massimo D'Alema, ha manifestato «profondo sdegno e condanna» e spera che «questo efferato atto di violenza, dopo i tragici eventi di Gaza, non cancelli definitivamente ogni volontà di ripresa del dialogo interrotto tra l'Anp e il governo israeliano» e che «si possa proseguire nella ricerca di una soluzione che porti pace e sicurezza per i due popoli».


Una settimana di massacri[modifica]

La stampa e la diplomazia occidentale si dicono sdegnate dall'attacco 'terroristico', dal presidente Bush al capo dell'Onu Moon, ma la stampa araba non definisce l'azione come 'terroristica', e parla di 'attacco' e di 'martiri'.

Questa settimana è stata in ogni caso una carneficina senza precedenti. Appena pochi giorni fa, migliaia di palestinesi avevano formato una pacifica catena umana in segno di protesta per il blocco israeliano, ma la manifestazione venne interrotta da Hamas. Il sindaco di Sderot era disposto a parlare con i palestinesi.

Ma circa una settimana fa un attacco israeliano uccise ben 11 palestinesi, tra cui 3 bambini che giocavano a pallone su di un campo 'vicino' ad una postazione di Quassam, ennesime 'vittime collaterali' degli attacchi nella Striscia.

La risposta di Hamas fu il lancio di decine di razzi, che uccisero un automobilista israeliano e fecero alcuni altri feriti e danni: ovviamente, questo è stato visto subito come un casus belli per ulteriore violenza. Appena domenica scorsa iniziò così una violentissima azione di terra e aria israeliana, che in 3 giorni di guerra ha ucciso non meno di 125 palestinesi (e 2 soldati israeliani), tra cui non meno di 17 bambini e decine di donne e anziani, suscitando la condanna internazionale con una relativa risoluzione ONU, avversata solo dal Canada mentre altre nazioni si sono astenute. Nel frattempo Hamas ha continuato a lanciare razzi su Israele e ha dichiarato 'vittoria' la ritirata degli israeliani, suscitando lo sdegno di Fatah per via del massacro di civili. Basti pensare che solo in Egitto sono stati inviati non meno di 150 palestinesi gravemente feriti dai bombardamenti.

La Rice martedì è volata a Ramallahe e Tel Aviv in una visita lampo di 2 giorni, poi mercoledì è andata via soddisfatta dei 'progressi': ma appena ieri 4 palestinesi sono stati uccisi da altri attacchi israeliani.

Ora il mondo trattiene il respiro: cosa farà Israele? Occuperà la Striscia di Gaza in maniera stabile, come auspicato da molti? Bombarderà per ritorsione Gaza? Olmert ha già detto che non tratterà con Hamas. Il 64% della popolazione israeliana invece appena una settimana fa era invece d'accordo sull'apertura di canali diplomatici.

Nel frattempo la Libia ha bloccato con un voto di condanna dell'ONU per la strage di israeliani della scuola rabbinica, mentre Bush si è premurato di assicurare la sua 'vicinanza ad Israele' al premier Olmert. La spaccatura tra 'Occidente' e 'Mondo arabo' si amplia, e certo questo non aiuta a calmierare le quotazioni del petrolio.


Fonti[modifica]