Il Lodo Alfano è illegittimo

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mercoledì 7 ottobre 2009

Alle ore 18:15 di oggi i giudici della Corte costituzionale italiana hanno stabilito l'illegittimità della legge 124/2008 riguardante "disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato" e meglio nota come "Lodo Alfano".

La decisione è stata presa a maggioranza (9 giudici a 6) dopo due giorni di Camera di consiglio. Il comunicato ufficiale è stato diramato alle ore 18:37.

Secondo i magistrati il lodo viola due articoli della Costituzione:

  • l'Articolo 3, che stabilisce il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge;
  • l'Articolo 138, che stabilisce, per la materia trattata, l'obbligo di fare ricorso ad una legge costituzionale, e non a una semplice legge ordinaria.

Reazioni[modifica]

La sentenza della Corte costituzionale ha provocato reazioni fra tutte le forze politiche. Il Lodo Alfano aveva, infatti, sospeso le procedure penali a carico delle quattro più alte cariche dello Stato per consentire, a chi imputato, un sereno svolgimento del lavoro in Parlmento. Le più dure reazioni sono quelle riguardanti il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, imputato in ben tre processi, che erano stati "congelati" dal Lodo Alfano.

L'onorevole Umberto Bossi (Lega Nord) prima della sentenza definitiva aveva assicurato che «se la Consulta dovesse bocciare il Lodo noi potremmo entrare in funzione solo trascinando il popolo». Alla chiusura della votazione ha così reagito: «Andiamo avanti, non ci piegano».

Il leader dell'Italia dei Valori Antonio di Pietro, che ha sempre definito il Lodo uno «scempio di incostituzionalità e immoralità», attacca duramente il premier sostenendo: «Faccia ciò che da 15 anni non vuole fare: l'imputato».

Dal canto suo Silvio Berlusconi attacca la Corte costituzionale, definendola «di sinistra», e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, affermando: «Sapete da che parte sta». Il Quirinale ha voluto con una nota così reagire: «il presidente sta dalla parte della Costituzione con totale imparzialità».

Fonti[modifica]