Il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni patteggia per l'inchiesta sul MOSE

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giovedì 12 giugno 2014

Il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni.

Il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni (PD) ha patteggiato una pena di 4 mesi di reclusione e 15 000 euro di multa per le tangenti ricevute, scoperte durante l'inchiesta giudiziaria sul MOSE. A seguito del patteggiamento gli sono stati revocati gli arresti domiciliari e ha affermato che non si dimetterà dalla sua carica istituzionale.

Il finanziamento illecito di cui è accusato risale al 2010, quando ricevette dal Consorzio Venezia Nuova la somma di 450 000 euro per la sua campagna elettorale. Davanti ai pubblici ministeri Stefano Ancilotto, Stefano Buccini e Paola Tonini, il sindaco ha ammesso l'esistenza dell'illecito, ma si è difeso dicendo che di non aver ricevuto i soldi per fini personali e non in prima persona: «è stata una campagna elettorale "chiavi in mano", io facevo quello che diceva il PD».

Il sindaco ha spiegato ai magistrati che furono i vertici della sezione veneziana del Partito Democratico Davide Zoggia e Michele Mognato, ora deputati, a spingerlo dall'ex presidente del Consorzio Giovanni Mazzacurati, il quale raccolse i fondi neri attraverso un sistema di false fatturazioni, dopo essersi preventivamente messo d'accordo col primo cittadino: «all'inizio Orsoni mi parlò di 100 mila euro, che aveva fatto un conto: "Ma sei sicuro?" ho detto e aveva detto: "Sì", che era sicuro. Invece poi non sono bastati assolutamente».

Parte del denaro, 247 000 euro, è arrivata dal direttore generale della Sitmar Sub Scarl Nicola Falconi, grazie all'appalto ricevuto per il servizio di vigilanza effettuato per conto del Consorzio, un contratto che inizialmente comprendeva l'intervento di tre barche a 35 000 euro al mese, in seguito diventate cinque e aumentandone il costo.

Fonti[modifica]