Interrogatori traffico uova adulterate 2005

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23 dicembre 2005

Una vera e propria organizzazione si occupava dello smercio uova adulterate[modifica]

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Dai primi interrogatori riguardo il traffico di uova adulterate, uno degli imprenditori tra le 20 persone finite in manette afferma: «è vero, utilizzavamo uova non destinate al consumo umano, ma solo fino al 2003. Costavano poco e in questa maniera riuscivamo a abbattere i costi. Purtroppo era una pratica utilizzata in tutta Italia e anche noi ci siamo dovuti adeguare».

I reati contestati ai 61 indagati sono di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di un numero indeterminato di reati, adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari, commercio di sostanze alimentari adulterate e nocive, frode nell’esercizio del commercio, commercio di sostanze non genuine, esercizio abusivo della professione, furto aggravato e ricettazione.

Dai risultati dell'operazione denominata Fedro, inizia a delinearsi la struttura dell'organizzazione, che contava sulla compiacenza di aziende specializzate nello smaltimento di rifiuti pericolosi. La sede della banda era a Bologna e sempre in Emilia aveva un deposito per le uova marce.
Fiorenzo Bassetto, dipendente della Agricola Berica di Padova che controllava la salubrità nell’incubatoio di Montegalda, ed Ettore Dall’Armellina, impiegato Bionature Agroalimentare a Cuneo, sono entrambi agli arresti domiciliari, accusati di procurare le uova marce o decomposte dagli incubatoi fingendo di smaltirle come rifiuti pericolosi e di trasformarle in ovoprodotti.
Pasquale Marchesini, proprietario della Euroavi di Perugia, e Ivano Baccelli, un dipendente, sono stati accusati di rivendere le uova di scarto delle incubatrici alla Volcar di Verona. I NAS indicano come intermediario il «signor Mancini» che si occupava di ritirare e pagare la merce.
Le uova marce subivano poi un processo di centrifugazione che le mischiava con quelle buone, guscio compreso, per poi rivenderle come prodotto fresco alle grandi imprese dolciarie. I proprietari della Volcar, Massimo e Stefano Volpato, sono finiti in carcere.

Al vaglio degli inquirenti ci sono anche le intercettazioni di 4 o 5 telefonatre tra Graziano Muzzolon, direttore della Agricola Tre Valli di Verona ora agli arresti domiciliari, e la Volcar a proposito di alcune partite di ovoprodotti, fornite da quest'ultima, che non erano in buone condizioni. L’accusa sostiene che vennero cercate delle soluzioni nonostante sapessero che sarebbe stato impossibile riportare i valori del PH e del residuo secco nei limiti imposti dalla legge.
Tra le altre aziende poste sotto sequestro spicca la Uovador di Verona, ditta leader in Europa nel mercato delle uova fresche che produce circa 4 milioni di uova al giorno, e il suo amministratore delegato, Luigi Pasquali, che è finito in carcere.
Stesso copione per la Biovo di Treviso che, oltre ad aver avuto problemi con l'ARPAV in passato, ha visto finire in manette il suo amministratore delegato Stefano Balzan.
Un altro imprenditore arrestato è Alessandro Caiconti, della Fattorie Caiconti di Forlì-Cesena, una delle ditte che riforniva la Cooperativa Italiana di Ristorazione per le mense scolastiche nel comune di Spinea.

A parte per la CIR a Spinea, non sono ancora state rese note quali fossero le altre aziende clienti dell'organizzazione. Stefano Morselli, senatore di Alleanza Nazionale, ha posto un'interrogazione per individuarle.
Mauro Bulgarelli, deputato dei Verdi, ha posto un'interrogazione per favorire una miglior informazione per chiarire l'estraneità dei produttori biologici allo scandalo delle uova adulterate.

Gustavo Baronio, imprenditore e consigliere comunale di Cesena appartenente all'UDC, commenta: «io produco uova da destinare a questo tipo di industrie. Allevandole con i polli ‘a terra’ ed in massima economia, spunto per un buon prodotto non più di 60 centesimi di euro al chilo: un costo che è pressoché il pareggio di bilancio. A quanto pare queste aziende, per produrre il prodotto con uova marce, acquistano a 20 centesimi al chilo». «Non mi si dica che questi signori non potevano sapere cosa acquistavano. Sanno benissimo quanto costa produrre uova. E comprare “misto d’uovo” o “uova pastorizzate” ad un prezzo basso significa azzardare qualcosa».

Il Professor Settimio Grimaldi, biofisico dell'Istituto di Neurobiologia e Medicina Molecolare del CNR di Roma, spiega i possibili effetti dell'utilizzo delle uova adulterate, ricordando che «la putrescina e la cadaverina sono molto pericolose per l'organismo umano. Possono essere anche mortali. Ovviamente il grande rischio si ha se vengono ingerite in certe quantità. Non succede nulla di irreparabile se una persona ha mangiato un paio di grissini o un piatto di pasta contaminata in scarsa parte dalle uova marce. È talmente irrisoria la quantità di putrescina e cadaverina che è assai difficile avere una reazione dell'organsmo. In effetti un problema però c'è: durante la lavorazione del prodotto da commercializzare (biscotti, panettoni, pasta o dolci) si arriva ad altissime temperature e ciò elimina sicuramente i vermi ma non le muffe e nemmeno certi batteri tossici. Anche a 200 gradi queste due terribili sostanze non smettono di essere attive. Quindi rimangono presenti anche nel prodotto alimentare che viene poi acquistato dagli ignari consumatori.
Considerando che ogni alimento viene assunto in moderate quantità, diciamo che il rischio non è elevato. Ma se parliamo di bambini e di persone anziane e dei malati, allora il discoso cambia. Un bimbo mangia quasi tutti i giorni merendine, biscottini, dolci, la pasta e magari il gelato. Se tutti questi cibi sono stati prodotti usando le uova marce è evidente che il livello di tossicità è maggiore. Il bambino diventa un bioaccumulatore di sostanze tossiche. E il danno, per la salute, è quindi molto probabile. Inoltre le persone anziane, che sono facilmente più deboli, rischiano di confondere i disturbi procurati da patologie già esistenti con fastidi al fegato e all'apparato digerente che si manifestano improvvisamente.
Insomma, anche il medico potrebbe fare diagnosi errate perché se nota un peggioramento delle condizioni generali del paziente non può certo imputare nulla ai cibi che abitualmente l'anziano mangia. Quindi proseguirà con la solita terapia per le malattie già conosciute. Queste situazioni possono dunque generare grossi e pericolosi equivoci»

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Fonti[modifica]