Iran: inizia il processo contro i dimostranti

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domenica 2 agosto 2009
Oltre 100 tra attivisti politici e dimostranti sono sul banco degli imputati da sabato 1 agosto a Teheran, accusati di rivolta e cospirazione per far cadere il governo, dopo le dimostrazioni seguenti alle elezioni presidenziali in Iran. Tra gli accusati ex membri del parlamento, rivoluzionari della prima ora e l'ex vicepresidente dell'Iran.

Con indosso delle uniformi grigie da carcerato e visibilmente provati dalla detenzione in carcere, alcuni degli accusati hanno rilasciato confessioni, affermando che il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha vinto le elezioni del 12 giugno senza alcun broglio. Solo i media locali possono seguire il processo.

I sostenitori degli accusati negano le accuse e affermano che le confessioni sono state strappate sotto pressione.

"Chi ha organizzato questo processo dovrebbe essere a sua volta processato" afferma Emad Afroogh, ex sostenitore di Ahmadinejad, secondo il sito Fararoo.ir.

Le accuse dettagliate contro gli imputati, la maggior parte dei quali supporta il candidato sconfitto, Mir Hossein Mousavi, "sono l'inizio di un tentativo di ripulire il sistema politico iraniano", dicono gli analisti. Se i dissidenti vengono arrestati, i loro partiti possono essere dichiarati illegali e i loro seguaci indicati come anti-rivoluzionari.

Gli imputati rischiano la pena di morte.

Fonti[modifica]