Le cause del crollo del Morandi sono diverse

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domenica 19 agosto 2018

Il Ponte Morandi dopo il crollo

Il presidente della commissione istituita dal Ministero dei trasporti e delle infrastrutture ha dichiarato che le cause del crollo di una sezione di 200m del viadotto Polcevera, detto anche ponte Morandi, di Genova potrebbero essere molteplici. Prima di tutto, il ponte si sarebbe prima storto e poi sarebbe crollato.

Ad aver ceduto potrebbe essere stato uno strallo del pilone, portando con sé la sede stradale ed il pilone stesso, a causa di umidità e salsedine uniti all'usura del ponte ed all'aumento del traffico, come già si ipotizzava.

Morandi stesso, già nel 1979 (ovvero 10 anni dopo la sua costruzione), annunciava che il ponte si stava corrodendo ed il calcestruzzo usurando e che perciò andava protetto. Secondo Morandi a provocare i danni era la salsedine, ma anche i fumi dell'acciaieria.

Dopo il crollo la priorità è però quella di liberare il fiume dai detriti del ponte, perché in caso di alluvione potrebbero provocare l’esondazione del fiume stesso, che verranno comunque analizzati (prima e dopo il loro spostamento) per fare più chiarezza sulle cause.

Fonti[modifica]