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Lo strabismo avrebbe aiutato Leonardo da Vinci nella sua arte

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Londra, martedì 23 ottobre 2018

Leonardo da Vinci or Boltraffio (attrib) Salvator Mundi circa 1500.jpg
Leonardo da Vinci - Salvatur Mundi

La figura di Leonardo da Vinci viene studiata continuamente da scienziati di ogni tipo, in quanto immagine di un uomo di ingegno e talento in moltissime discipline: dalla medicina all’architettura, passando per l’ingegneria e la scultura, era capace di eccellere in ciascuna di esse.

Un piccolo segreto, però, potrebbe aver aiutato Leonardo da Vinci a diventare un maestro della profondità: secondo uno studio pubblicato sulla rivista Jama Ophthalmology dal neuroscienziato Christopher W. Tyler della City University di Londra, Leonardo da Vinci sarebbe stato affetto da exotropia intermittente, ovvero una particolare forma di strabismo, che avrebbe facilitato la “conversione” tra figure 3D a figure 2D da rappresentare.

Lo strabismo di Leonardo

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Nel caso di Leonardo si sarebbe trattato di uno strabismo intermittente (presente solo in alcuni momenti della giornata). L'occhio affetto dallo strabismo porta al cervello un'immagine diversa rispetto a quella percepita dall'occhio in salute, di conseguenza il cervello tende a sopprimere le informazioni dell'occhio strabico. Nell'exotropia l’allineamento divergente degli occhi si manifesta tipicamente con uno spostamento verso l’esterno della posizione delle pupille all’interno dell’apertura della palpebra, permettendo a chi ne è affetto di mettere a fuoco in maniera diversa. Secondo lo studio effettuato da Christopher W. Tyler, la deviazione di Leonardo avrebbe interessato l’occhio sinistro, con un angolo di -10.3°.

In cosa consiste lo studio?

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Lo studio effettuato, ha preso in esame 6 opere di cui 2 sculture, 2 olii su tela e 2 disegni. Esaminando l’allineamento delle pupille in ogni opera e misurando le loro posizioni sarebbe emersa una chiara anomalia, compatibile con la diagnosi dello strabismo, sebbene comunque non grave. Per misurale le distanze degli occhi, sono stati disegnati circoli ed ellissi sulle pupille, le iridi e le aperture delle palpebre, calcolando le eventuali differenze. Le opere analizzate includono: il David in cui la divergenza risulta di -13.2°, -8.6° in Salvator Mundi, -5.9° nell’Uomo Vitruviano e -9.1° nel San Giovanni Battista.La capacità di passare dalla visione binoculare a quella monoculare di Leonardo da Vinci, è probabile abbia reso l’artista più consapevole di quei dettagli che generano tridimensionalità, e gli abbia conferito quel tocco che lo ha distinto da molti altri. Il disturbo tuttavia, sembra non si verificasse quando Leonardo era concentrato, quando fissava qualcosa infatti la sua visione era normale[1].

Altri artisti con disturbi oculari

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Leonardo da Vinci tuttavia, non sarebbe stato l’unico artista a soffrire di qualche tipo di problema agli occhi. Occorre precisare comunque, che diagnosticare con certezza delle patologie oculari basandosi soltanto sui lavori degli artisti, risulta abbastanza complicato per via del fatto che essi possono realizzare le opere nella maniera che più preferiscono, dunque certi elementi possono essere stati inseriti volutamente e non essere manifestazioni di alcun problema di salute.

Un ulteriore esempio di artista affetto da un disturbo oculare, è il pittore impressionista francese Claude Monet. A Monet fu diagnosticata una cataratta bilaterale che comporta sul lungo termine, un ingiallimento e oscuramento dei colori percepiti. Claude Monet riuscì, sebbene con grande difficoltà nonostante la malattia, a reinterpretare i soggetti delle sue opere dando loro una nuova vita, caratteristica che rende le sue opere, sempre capaci di suscitare emozioni diverse.

Insomma, quello che apparentemente può sembrare un difetto per un artista, per Leonardo da Vinci (ma non solo) sembra essersi rivelato quasi un colpo di fortuna.

Note

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  1. https://jamanetwork.com/journals/jamaophthalmology/article-abstract/2707245

Fonti

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