Madre strangola la figlia: niente carcere

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Jump to navigation Jump to search

martedì 28 dicembre 2010

La città di Calgary

Calgary, Canada - Ha strangolato la figlia, ma non sconterà un giorno di carcere. Questo il verdetto espresso dal giudice Sal LoVecchio nei confronti di Aset Magomadova, 41enne proveniente dalla Cecenia, alla quale è stato imposto in sostituzione alla detenzione l'obbligo di seguire un percorso per la gestione della rabbia. Oggi la decisione della Corona britannica di ricorrere in appello contro questa sentenza, a fronte di una richiesta iniziale di 12 anni di reclusione.

La Magomadova ha dichiarato di aver reagito dopo essere stata minacciata dalla figlia 14enne con un coltello, afferrandola per la sciarpa con la quale l'ha poi strozzata. Il giudice ha deciso che non era intenzione della donna uccidere, da cui la condanna per omicidio non intenzionale con pena sospesa. «A prima vista potrebbe sembrare che io abbia concesso una carta "esci gratis di prigione". Ma non è così» ha dichiarato il magistrato, che ha rigettato la legittima difesa ma che ha deciso di non assegnare il carcere perché una decisione simile sarebbe stata più simile «ad una vendetta». Magomadova dovrà sottostare alle condizioni imposte per un periodo di tre anni; LoVecchio ha puntualizzato varie volte che se violerà i termini, verrà incarcerata.

L'avvocato della cecena ha fatto presente alla Corte che la sua assistita ha sofferto molto nella sua vita. Il marito è morto in Cecenia ucciso da una bomba e l'altro suo figlio ha una malattia terminale. «Io non vedo in che maniera, per una donna con questo background, il carcere possa risolvere qualcosa. La legge consente quello che il giudice ha deciso, e comunque Magomadova dovrà rimanere per tre anni in libertà condizionale rispettando vincoli molto stringenti» ha dichiarato il legale. «Lei dovrà portarsi questo dolore per il resto della sua vita. Non è assolutamente un pericolo per la comunità. Ha già suo figlio da accudire e penso che questo basti» è stato invece il commento di Marilyn Millions, esponente di un gruppo ecclesiastico che l'ha sponsorizzata.

Fonti[modifica]