Mass-media, crisi umanitarie e censura: la denuncia di MSF e i problemi di Al Jazeera

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giovedì 20 marzo 2008

Scioccante ma non imprevedibile il bilancio del rapporto di Medici Senza Frontiere: «Rapporto sulle crisi dimenticate», presentato nei giorni scorsi, oramai a ridosso del quinto anniversario della Guerra in Iraq, e incentrato sul rapporto mass-media e crisi umanitarie. Grazie alla collaborazione con l'Osservatorio di Pavia per il quarto anno consecutivo sono stati presentati i dati sul "peso" quantitativo che assumono le crisi umanitarie nei TG principali, ovvero quelli Mediaset e Rai nelle principali edizioni di massimo share, ovvero pranzo e sera.

Ecco i dati comparati: nel 2006 i TG dedicavano un già striminzito 10% delle informazioni alle crisi umanitarie. Con l'avvento sempre più prepotente della globalizzazione, ci si poteva aspettare un maggior livello d'attenzione al resto del mondo. Anche la stabilità di un anno senza le elezioni politiche avrebbe potuto aiutare a concentrarsi oltre i confini nazionali. Nel 2007 si è scesi invece all'8%, ovvero 6.426 su 83.200. In testa all'attenzione dei mass media vi è stata abbastanza prevedibilmente la crisi in Myanmar, con 229 notizie. Seguono la Somalia con 128 servizi, ma 44 per parlare di interventi internazionali, 21 per l'omicidio Alpi e solo 51 per gli scontri armati nel Paese veri e propri. La Colombia è un'altra terra con un vivo interesse per le nostre televisioni: 64 servizi ma oltre la metà relativi al sequestro Betancourt, che effettivamente, se voleva ottenere un riscontro mediatico è pienamente riuscito. Seguono la Cecenia con 33 servizi e la TBC con 27. Perché si parla di una malattia come evento 'internazionale'? Perché purtroppo è una vera arma di "distruzione di massa" nei Paesi poveri, tutt'altro che debellata tanto da fare 2 milioni di morti l'anno e contagiarne altri 9 milioni. Di fatto, mentre si stenta a parlare oramai anche di AIDS, nei Paesi poveri malattie come la TBC, la malaria e la dissenteria fanno un numero raccapricciante di vittime ogni anno. Il fatto è che 'non interessano' fino a che non vi sono cose che le "collegano" all'Occidente. La TBC è stata citata perché, principalmente, se l'è presa un viaggiatore americano. Quanto alla malnutrizione, giova ricordare che in Africa uccide 5 milioni di bambini sotto i 5 anni: 15000 al giorno circa, uno ogni sei secondi. Esistono contromisure: soluzioni saline contro la dissenteria, razioni di cibo energetico contro la malnutrizione (per esempio le arachidi,altamente nutritive), ma se ne sa poco a livello di opinione pubblica, e questo non è estraneo al fatto che se ne parli giusto 18 volte l'anno.

Inutile poi aspettarsi una mole d'informazione per Paesi come lo Sri Lanka (15 notizie), Zimbabwe (12) e Repubblica Democratica del Congo (5), niente per la Repubblica Centrafricana.

Non mancano di marcare, i numeri del rapporto, le differenze tra i tg delle varie testate. La Rai arriva infatti al 9.9%, Mediaset al 5.6%. Il Tg3, come abbastanza agevole da intuire, è il più impegnato col 13.4%, ma al secondo posto v'è Raiuno, con il 9.9%. In coda spicca Studio Aperto con il 3.5%. In ogni caso, difficilmente le notizie sono date al di fuori delle regioni 'classiche' tra quelle calde ovvero Afghanistan, Iraq e M.O. In una parola, fanno notizia le zone in cui l'Occidente è coinvolto direttamente, o con gli alleati come Pakistan e Israele.

E nel resto del mondo? Difficile trarre conclusioni rapide, ma negli stessi giorni in cui questo rapporto è stato diramato è venuta fuori anche un'altra notizia che ha molto a che fare con l'informazione. Come è abbastanza ben noto, Al Jazeera è una TV di punta nel mondo arabo, la prima che ha fatto specificatamente notizie sullo stile CNN. Altrettanto nota è la polemica che questa televisione satellitare suscita per la sua vicinanza vera o presunta a movimenti terroristici.

Così Israele ha fatto di recente un passo avanti deciso contro l'emittente. Il vice-ministro degli Esteri Majalli Wahabe ha detto: «Al Jazeera è diventata parte di Hamas» mettendo l' 'embargo' ad interviste con il governo, e già che c'erano, gli israeliani hanno mandato anche una lettera ufficiale di protesta al Quatar, dove l'emittente ha sede: «Abbiamo constatato che al-Jazeera è diventata parte di Hamas, schierandosi e cooperando con gente che è nemica dello Stato di Israele», rappresenta una sola posizione. Perché dovremmo collaborare con loro?». La crisi diplomatica è successiva al massacro di Gaza dove è stato dato grande spazio alle vittime civili, "trascurando Sderot". Il fatto meramente numerico che i palestinesi hanno avuto oltre 120 vittime rispetto ad una israeliana non ha giustificato tale interesse, secondo gli israeliani.

La risposta di Walid Omary è stata riportata come: «Queste accuse sono infondate - cercano di intimidirci per influenzare il nostro lavoro. Nei giorni scorsi abbiamo inviato troupe anche a Sderot e intervistato rappresentanti ufficiali israeliani. Non siamo noi che lanciamo razzi verso Israele e non siamo noi che mandiamo gli F-16 a bombardare Gaza».

Ma non c'è solo Israele che attacca A.J: anche l'ANP e Fatha accusano l'emittente di "tenere" per Hamas, fin da quando vinsero le elezioni. L'ANP ha iniziato una raccolta di firme per bloccare l'emittente sui Territori Occupati. Ostilità condivisa anche da Egitto e Arabia Saudita (che a suo tempo diede vita ad Al-Arabiya, storica rivale di A.J.). Questo è arrivato al punto da arrestare in Egitto la giornalista Huwaida Taha, rea di avere denunciato la tortura da parte dei servizi segreti. L'accusa di Mubarak è quella che A.J. dà sostegno ai Fratelli musulmani. Infine alla lista di nemici di Al Jazeera c'è da aggiungere gli USA, che hanno anche iniziato al-Hurra, tv satellitare concorrente in lingua araba, ovviamente con un punto di vista maggiormente 'approvato' da Washington.

Il peggio è però che in Egitto e Arabia si sta dando una stretta alla libertà d'informazione in generale: è stato presentato un piano per 'fermare quei mezzi d'informazione che aiutano il terrorismo. Definizione quanto mai vaga che potrebbe portare all'arresto per chiunque faccia informazione "scomoda" all'interno di queste nazioni.

Fonti[modifica]