Mostro di Firenze: morto Mario Vanni, il "compagno di merende"

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martedì 14 aprile 2009

All'età di 82 anni è morto per cause naturali Mario Vanni, accusato di essere uno degli esecutori dei delitti attribuiti al mostro di Firenze. Era stato condannato all'ergastolo per quattro degli "omicidi del mostro", ma per ragioni di salute nel 2004 gli era stata sospesa la pena ed era ospite di una casa di riposo[1]. Il decesso è avvenuto all'ospedale Santa Maria Annunziata di Ponte a Niccheri, dove era stato ricoverato per l'improvviso aggravamento delle sue condizioni.


« Io sono stato a fa' delle merende co' i' Pacciani »
(Mario Vanni)

Con la morte di Vanni scompare l'ultimo dei "grandi imputati" dei processi al mostro di Firenze: Pietro Pacciani morì nel 1998, Giancarlo Lotti nel 2002. E scompare anche una delle figure più controverse di tutto il caso, che presenta ancora numerosi aspetti non chiariti, nonostante lo spessore raggiunto dalle indagini, come rileva ad esempio (e fra i tanti) Carlo Lucarelli nel suo approfondimento.

Soprannominato "Torsolo"[2], Vanni era il portalettere del paese di San Casciano Val di Pesa, e fu acccusato da Lotti, una sorta di "pentito" di questo drammatico caso, di essere stato l'autore delle macabre escissioni di parti intime delle persone appena uccise.

Il ruolo del Vanni nelle azioni più raccapriccianti del "mostro", è stato stabilito giudiziariamente e confermato dopo la morte del suo principale coimputato Pacciani. Il legale che lo difese ai processi, l'avvocato Nino Filastò, ha ribadito la sua ferma convinzione dell'assoluta innocenza del suo assistito, che del resto ha sempre vibrantemente respinto ogni addebito: "Sono innocente, io non ho fatto nulla. È tutta colpa di quel bugiardo del Lotti, mi accusa, mi infama e non capisco perché". Filastò, intervistato da La Nazione, ricorda che al processo d'appello fu lo stesso pubblico ministero, che non credeva alle accuse del Lotti, a richiederne l'assoluzione. Ma nel 2000 la Corte di Cassazione aveva confermato la sentenza di primo grado. La stessa espressione "compagni di merende" prese spunto da una delle deposizioni di Vanni.

Pier Luigi Vigna, magistrato che a lungo si occupò del caso del mostro in qualità di procuratore capo di Firenze, ha ribadito al Corriere Fiorentino che la convinzione degli investigatori era che gli autori fossero i tre imputati maggiori, ma che in ogni caso, "con la scomparsa di Pacciani, di Lotti e ora di Vanni, la morte c’ha messo il cappello sopra". Secondo la stessa testata, Michele Giuttari, capo della SAM, "Squadra Anti-Mostro" della questura del capoluogo toscano, ha commentato che "Con tutta probabilità si porta nella tomba dei segreti che non ha voluto o potuto rivelare, quelli sui mandanti del mostro".

Su internet proliferano siti semi-seri che lo riguardano, in maggior parte apocrifi (ad esempio un noto MySpace), ma è stato proprio dalla rete che è venuta la notizia del decesso, comunicata da Metropoli Web.

Note[modifica]

  1. Secondo Metropoli Web, la Residenza Sanitaria Assistita "La Cupolina" di Pelago
  2. Michele Giuttari, Il mostro: anatomia di un'indagine, Rizzoli, 2006, ISBN 8817009792

Fonti[modifica]