Nave dei veleni di Maratea: trovato un tesoro archeologico

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Jump to navigation Jump to search

18 novembre 2009
Maratea – La lunga operazione di ricerca della Nave Oceano volta a identificare la possibile minaccia della presenza di una «nave dei veleni» anche sulla costa tirrenica lucana ha dato esito negativo.

Sul sito indicato come possibile loco della Yvonne A la ricerca oceanografica ha sì ritrovato un relitto, ma di una nave da diporto affondata anni fa, probabilmente a causa di un incendio. Le indagini, che si sono spinte fino a 800 metri di profondità, hanno coinvolto una superficie di quasi 90 chilometri quadrati. Più approfondita è stata la rilevazione per una coppia di coordinate indicate dalla Procura della Repubblica di Lagonegro e racchiuse in un rettangolo largo nove miglia e lungo due. Alla missione hanno collaborato anche tecnici e ingegneri scozzesi, inglesi ed egiziani.

Nessuna traccia di scorie o materiali radioattivi, un esito negativo comunque già prevedibile dopo i rilevamenti dei mesi scorsi. Ma la gioia, è il caso di dirlo, della popolazione marateota per l’esito delle ricerche è stata doppia: le ricerche oceanografiche hanno, casualmente, identificato un vasto giacimento archeologico di anfore greche, circa 200 pezzi, datate approssimativamente al III-IV secolo a.C.

Scoperte del genere non sono nuove nel litorale tirrenico lucano: la stessa Maratea ospita, intorno all’Isola di Santo Janni, il più grande giacimento di ancore romane del Mediterraneo, oggi ripescate ed esposte nella mostra perenne di Palazzo De Lieto.

Il sindaco della cittadina lucana, Mario Di Trani, ha assicurato che si farà carico di provvedere quanto prima a far sì che le autorità competenti possano recuperare anche questi reperti.

Fonti[modifica]