Nettuno: branco di giovani picchia e dà fuoco ad un immigrato. Poi la confessione: «Volevamo provare emozioni forti»

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domenica 1 febbraio 2009

Veduta del litorale del comune di Nettuno

A Nettuno, in provincia di Roma, tre ragazzi italiani di 29, 19 e 16 anni hanno terminato la notte a suon di alcol e droga raggiungendo alle 4 del mattino la stazione ferroviaria, dove hanno insultato e selvaggiamente picchiato un barbone che dormiva nell'atrio, un sikh di 35 anni. Allontanatisi, hanno avuto l'idea di procurarsi una tanica di benzina dal distributore, con la quale, tornati alla stazione, hanno dato fuoco alla loro vittima, per poi darsi alla fuga.

L'uomo ha tentato di trascinarsi per qualche metro, ma è crollato al suolo; i carabinieri, allertati da una chiamata anonima al 112, lo hanno trovato poco prima che svenisse. Il barbone è stato ricoverato al Centro ustioni del Sant'Eugenio di Roma, dove gli sono state riscontrate ustioni di terzo grado sul 40% del corpo.

I carabinieri hanno catturato i tre aggressori, che hanno confessato, dichiarando di aver agito sotto gli effetti dell'alcol e della droga; intendevano mettere in atto un «gesto eclatante per provare una forte emozione». I tre, risiedenti a Nettuno e ad Ardea, sono ora accusati di tentato omicidio in concorso.

Alla notizia dell'aggressione, l'associazione multiculturale Soweto e altri gruppi locali hanno organizzato una manifestazione diffondendo via sms il testo «Questa notte a Nettuno un indiano è stato picchiato e gli è stato dato fuoco. È in fin di vita. Nettuno antirazzista si concentra alle 17,30 davanti al Comune. Partecipa e passa parola!». Alla partenza del corteo si sono scatenati dei tafferugli causati da un insulto lanciato da un militante di associazioni di destra all'indirizzo dei manifestanti, ma la reazione di questi è stata sedata dai carabinieri e poliziotti presenti. In testa al corteo vi era uno striscione della comunità indiana: «Ma quale carta per la sicurezza, cittadinanza per tutti».

Tra le molte reazioni ai fatti si segnalano quelle del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e del segretario del PD ed ex sindaco della città, Walter Veltroni. Nel pomeriggio, Alemanno ha fatto visita al ferito in ospedale, dichiarando: «Dobbiamo intensificare i punti di accoglienza sul territorio». Veltroni ha invece stigmatizzato il fatto come «frutto di predicazioni xenofobe, di un clima, creato ad arte, di odio e paura».

Fonti[modifica]