Ponte degli Alpini: 3 ottobre 1948 - 3 ottobre 2018. Un appuntamento mancato

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mercoledì 3 ottobre 2018

Il ponte di Bassano: significato della ricostruzione - Quella che vi accingete a leggere su Wikinotizie oggi, non vuole essere una lezione di storia o di tecnica ingegneristica - dato che siamo un po’ tutti storici o architetti o ingegneri o, come a Bassano del Grappa, semplicemente bassanesi orgogliosi - ma un promemoria per le coscienze, quello si: perché il Ponte degli Alpini, oggi avrebbe dovuto essere reinaugurato. Così, proprio da un moto d’orgoglio dettato da quel bacin d’amore scambiato sul ponte per il quale tutti I bassanesi vengono immancabilmente identificati, è venuta l’idea di condividere con gli utenti di una platea così vasta come quella offerta da Wikipedia, nella settimana che segna i 70 anni dalla riconsegna del Ponte alla Città del Grappa in occasione della 1ª Adunata del dopoguerra, concomitanti i 70 anni della nostra Costituzione ed i 100 dalla fine della 1ª guerra mondiale, una cronistoria degli avvenimenti dei quali, appunto, i bassanesi sono sempre andati orgogliosi. Si potrebbe cominciare dalla lapide che venne «murata sulla porta occidentale del Ponte, sotto l’affresco dell’Alpino» al termine dei lavori di «ricostruzione dello storico monumentale Ponte, iniziati il 15 gennaio» e «condotti a termine il 3 ottobre 1948», la quale, secondo la Pubblicazione Ufficiale del Comitato organizzatore per la ricostruzione del Ponte, in origine diceva: «Per iniziativa e dura volontà degli Alpini in fraterna collaborazione di mezzi e di lavoro con il Magistrato alle Acque e la Soprintendenza ai Monumenti, il vecchio e amatissimo Ponte in nove lune fu restituito a Bassano, auspicio di migliori fortune e di certa rinascita – 3 ottobre 1948». Se la lapide faceva nel marmo questa sintesi dei sentimenti di riconoscenza di tutta la comunità alpina e bassanese, molto eloquenti furono anche le parole con le quali Ivanoe Bonomi, all’epoca presidente del Senato e dell’Associazione Nazionale Alpini, nonché presidente del Comitato d’Onore per la ricostruzione del Ponte, salutava la fine dei lavori nella prefazione al libro di Paolo Maria Tua cui gli stessi Alpini avevano commissionato una corposa pubblicazione storica perché «puntualizzasse nella coscienza degli italiani la simbolica importanza di questo ormai mitico monumento nazionale». Ed eccole le parole di S.E. Ivanoe Bonomi:«Nella fraternità che avvince tutti i combattenti d’Italia – al di sopra delle Armi, delle Specialità, delle fedi e delle credenze politiche – nessuno contesta agli Alpini il diritto di occupare un posto d’Onore nelle fatiche della sua realizzazione e di dare il proprio intemerato nome al rinato Ponte, come riconoscimento e celebrazione. Così essi proclamano la perennità della Patria e l’unità indistruttibile degli italiani: noi ci darem la mano. Meditino gli italiani su questo verso dell’epica canzone e ne facciano il loro imperativo categorico». L’avessimo fatto tutti a Bassano: chi con i poteri dell’amministrazione, chi con la consapevolezza che non bisognava aspettare chiamate per proporsi, ad esempio, per un intervento privato ... da Alpini, chi – come ammoniva Bonomi - dimostrando attaccamento e solidarietà alla causa al di sopra di tutto, anche nel bel mezzo delle brentane di carte bollate che in questi anni si sono abbattute sul ponte, beh forse oggi saremmo, a buon diritto, tutti un po’ più orgogliosi. Né si pensi che dal punto di vista delle carte bollate, nel 1948 le cose andassero meglio, che così infatti si esprimeva il Comitato organizzatore dell’Adunata di quell’anno, in tema di ricostruzione del Ponte: «Non interminabili consigli comunali, esosi dibattiti finanziari, accumulo di burocratiche muffe, lente e difficili gestazioni: il Ponte di Bassano non avrebbe mai potuto ricostruirsi in uno sfatato clima di ordinaria amministrazione, nel quale viene indifferentemente deliberato, sul piano della stessa importanza, la riasfaltatura di una strada quanto la costruzione di un qualunque manufatto».

Il ponte di Bassano, diventa il “Ponte degli Alpini” - Come accennato qui sopra, il 3 ottobre 1948 non fu solo il giorno della riconsegna del Ponte, ma quello fu l’appuntamento principale della 22ª Adunata Nazionale degli Alpini. Quella del 1948 – dopo la sospensione delle Adunate tra il 1941 ed il 1947 per via dei tragici eventi causati dal secondo conflitto mondiale - fu la prima Adunata nazionale organizzata a Bassano del Grappa. La seconda la ricorderanno praticamente tutti i nostri lettori perché venne organizzata appena dieci anni fa, nel 2008. Quell’Adunata, la prima, viene ricordata come un «incontro dei reduci della 1ª e della 2ª Guerra Mondiale, che arrivava in un momento delicato per l’Associazione Nazionale Alpini» anch’essa alle prese con la riorganizzazione post bellica e le cui divergenze politiche ed incertezze però venivano sgombrate dallo «spirito alpino che, ancora una volta, avrebbe prevalso su tutto». Ed, infatti, è proprio attorno al nostro Ponte che si stempereranno gli animi: «Dopo due invasioni culminate nell’obbrobrio di una guerra fratricida – dirà il Ten. Col. Bruno Solagna, presidente del Comitato organizzatore dell’Adunata – al di qua di ogni credo politico, in un pathos che ha profonde radici nelle segrete comuni origini, gli italiani e per essi gli Alpini hanno ricongiunto due sponde in una località dove tale fatto – la progressiva, paziente opera di ricostruzione – è venuto svolgendosi con i caratteri di un vero e proprio rituale. Un ponte: il ponte di Bassano, prima prodigiosa maglia di una catena che, riunendoli, vorrà ancora perpetuarli come popolo restituito alla dignità di Nazione». «Oggi la storia effettua una consegna» diceva ancora Solagna nel suo saluto. «Il ponte di Bassano, l’epico ponte del Grappa che nella gentilezza alpina si è trasformato in canto d’amore, diventa il «Ponte degli Alpini» quale meritato riconoscimento della fede e della volontà che l’hanno ricostruito». «Ponte degli Alpini – conclude il Tenente Colonnello e Grad’Ufficiale Bruno Solagna – ma qui a Bassano sui contrafforti delle Alpi testimoni di una fulgida epopea, Alpini sono tutti gli Italiani. Ponte degli Alpini: come dire: Ponte degli Italiani». Il presidente del Comitato organizzatore ricomponeva così la rottura tra gli Alpini della 1ª guerra mondiale e quelli che venivano dopo l’epopea cui erano stati fermamente ancorati e fece della ricostruzione uno strumento per la salvezza dell’unità e la sopravvivenza stessa della specialità Alpina. Il Ponte non era una semplice e concreta opera di ricostruzione ma rappresentava una vera e propria risurrezione e segno della ritrovata coscienza nazionale. Ah, se si fosse dedicata qualche ora in più alla storia contemporanea, anche solo nei programmi dei licei bassanesi, senza dare per scontata l’importanza delle cose che abbiamo sotto al naso, tutti quanti oggi si comporterebbero un po’ meglio col Ponte.

Ponte di Bassano: fasti e... nefasti - A tanta prosopopea, alla fine, forse è giusto aggiungere anche qualche cosa di pratico alla nostra cronistoria sul Ponte di Bassano, già del Palladio ma, come abbiamo visto, a buon diritto degli Alpini: le date. 1209 – La costruzione sembra non possa eccedere di molto il 1209 avendone per la prima volta fatto cenno Gerardo Maurisio in un saluto ai vassalli di Ezzelino III° che rientravano da Brescia:«in platea quae est a capite pontix Baxani» (Maurisius, VIII, 17 – Rerum Ital.). 1450 – Primo crollo a causa di una alluvione. Il doge di Venezia favorisce la ricostruzione con un contributo di 400 ducati al podestà di Bassano, Veceslao Riva. Nei due anni del perdurare dei lavori, il Brenta si traversa in traghetto: un pontone assicurato ad un cavo tra le due sponde. 1493 – Il ponte ormai in rovina viene chiuso e ci vorranno cinque anni solo perché si dissipino i contrasti sull’ammontare e la provenienza dei conferimenti necessari alla ricostruzione. Alla fine l’abate Benedetto Novello ottiene dal doge Agostino Barbarigo, la bolla ducale che affida i lavori di ripristino. 1511 – Il Maresciallo La Palisse, Comandante dell’Armata francese che ripiega sul Piave, incendia il ponte. Qui il traghetto toccherà prenderlo per dieci anni: nove trascorsi a litigare «tra innumerevoli pratiche, carteggi e citazioni palleggiati fra gente ed amministrazioni». Lapalissiano, verrebbe da dire, sembra oggi. Nel 1520, tolto ai bassanesi il diritto di pedaggio, saranno essi stessi a darsi da fare e lo ricostruiscono in un anno. 1524 – Catastrofiche piene mandano il ponte in rovina. Per la prima volta si tenta un’opera in pietra ma le due arcate in muratura, non andranno lontano. 1526 – Il 3 ottobre una piena devasta il ponte in tutta la sua struttura e si apre la stagione degli schieramenti pro e contro il legno. Nel 1531 il ponte verrà riaperto con manutenzioni continue fino al 1567. 1567 – A causa di una nuova piena, tocca por mano al traghetto per altri tre anni prima di avere un’opera che ne durerà quasi 200. 1748 – L’acqua porta via Grigno, Cismon e tutta la valle; poteva non tirare giù il ponte? Dopo un anno di consuete polemiche e furti di legname, Bartolomeo Ferracina inizia i lavori col compito di ricostruirlo sul modello palladiano per vederlo riaperto al pubblico il 27 settembre 1750. 1813 – Eugenio di Beauarnais, ex viceré d’Italia lo incendia al suo passaggio. Sarà Angelo Casarotti a riconsegnarlo il 4 febbraio 1821 per superare indenne le guerre d’indipendenza ed anche la prima mondiale. 1945 – Il 29 aprile «un soldato tedesco, per ritardare l’accesso in città dei reparti alleati, fa saltare il ponte». E dal rimessaggio seguente la piena del 1966, è storia nota.

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