Regno Unito: rinviato il rimpatrio di Pegah Emambakhsh

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martedì 28 agosto 2007

Pegah Emambakhsh, la donna iraniana di 40 anni rifugiata nel Regno Unito nel 2005 per sfuggire a una condanna a morte irrogata nel suo Paese in quanto lesbica, non verrà per il momento rimpatriata.

La donna, attualmente residente a Sheffield, aveva chiesto asilo politico al governo britannico, ma una recente decisione di un magistrato aveva rigettato la richiesta, motivando il diniego con l’assenza di evidenti prove dell’omosessualità della rifugiata. Pertanto era stata tratta in arresto e ne era stato ordinato il rimpatrio forzato in Iran. Pegah Emambakhsh avrebbe dovuto lasciare il Paese già lo scorso 13 agosto, ma era intervenuto un rinvio di 15 giorni nel corso del quale alcune associazioni gay britanniche e italiane si sono accorte del fatto, che stava passando quasi sotto silenzio nel Regno Unito.

L’Italia, sia per voce del governo che per iniziativa di membri dell’opposizione, anche al Parlamento Europeo, si era dichiarata disponibile a concedere asilo alla donna iraniana, anche se la data odierna di rimpatrio non aveva subito nonostante ciò alcuna variazione.

La manifestazione del 27 agosto davanti all’ambasciata britannica a Roma

Nella giornata di ieri, inoltre, si è tenuto a Roma, di fronte all’ambasciata del Regno Unito, un sit-in di protesta contro la decisione di rimpatriare Pegah Emambakhsh: a organizzarlo varie associazioni gay, laiche e liberali quali Arcigay/Arcilesbica, Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, Circolo di cultura omosessuale “Mario Mieli” e l’organizzazione “Facciamo breccia”. Presenti anche alcuni deputati, tra cui l’on. Franco Grillini (DS), presidente onorario dell’Arcigay.

Proprio durante la manifestazione era giunta la notizia in via non ufficiale che il governo inglese aveva concesso un ulteriore rinvio. Il ministro italiano senza portafoglio alle Pari Opportunità Barbara Pollastrini (DS) ha dato in seguito conferma indiretta di tali voci. Altri esponenti del governo, tra cui il ministro per la Solidarietà Sociale Ferrero e la sottosegretaria agli Esteri Patrizia Sentinelli avevano infatti dichiarato di aver appreso l’intenzione delle autorità britanniche di rinviare la partenza di Pegah Emambakhsh.

Su iniziativa del radicale Cappato, inoltre, anche il Parlamento Europeo era stato interessato della questione e il vicepresidente della Commissione Europea Frattini (FI) aveva invitato il governo britannico a sospendere il rimpatrio, in quanto contrario ai principî dell’Unione Europea rimpatriare un rifugiato che rischia la pena di morte per il proprio orientamento sessuale.

Nel frattempo, l’ambasciatore britannico a Roma, il sig. Edward Chaplin, ha accettato un incontro con alcuni esponenti politici e dei movimenti: oggi riceverà una delegazione guidata dal presidente di Arcigay, Aurelio Mancuso, e dal ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.

Dopo che la notizia è divenuta pubblica, numerose associazioni hanno seguito la vicenda e si sono moltiplicate le iniziative di solidarietà. Nel Regno Unito è soprattutto il quotidiano di sinistra The Guardian a dar voce alle organizzazioni che stanno interessandosi della questione.

Fonti[modifica]