Respinto il ddl contro l'omotransfobia

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martedì 26 luglio 2011

In viola i Paesi europei che prevedono reati contro atti e discorsi omofobici. Il ddl Soro prevedeva un'aggravante per attacchi discriminatori nei confronti del popolo LGBT

Per la seconda volta è stato respinto il ddl Soro contro l'omotransfobia voluto dalla deputata del Pd Paola Concia, la quale il 21 aprile è stata aggredita assieme alla sua storica compagna Ricarda a Roma. «Lesbica di merda, vi dovevano bruciare nei forni» gridò l'aggressore.

Alla discussione sono intervenuti Rocco Buttiglione (Udc), Vincenzo D'Anna e Gaetano Pecorella (PdL), Pino Pisicchio (ApI), Flavia Perina (Fli), Massimo Donadi (IdV), Dario Franceschini (Pd) e Francesco Nucara (Pri).

Ciò non è bastato. Alle 17:00, un'ora dopo l'apertura della discussione delle tre pregiudiziali presentate da PdL, Udc e Lega, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha aperto le votazioni per la pregiudiziale dell'Udc, che è stata accolta con 293 sì, 250 no e 21 astenuti. A favore della pregiudiziale, quindi, sono stati PdL, Lega, UdC ed ex-Responsabili. Contrari Pd, IdV, Fli, ApI e gruppo misto. In particolare, la ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna si è astenuta, sebbene avesse detto che avrebbe votato a favore, dopo che il ddl era stato bocciato dalla commissione Giustizia. Finita la votazione la ex-relatrice ha preso la parola, prima di essere interrotta da Fini: «Oggi la maggior parte del Parlamento ha scelto di stare dalla parte dei violenti e non delle vittime delle violenze e delle discriminazioni

Esempio di scritta omofobica trovata sulla sede di Arcigay a Grosseto.

«Oggi molti giuristi americani preferirebbero non averlo mai introdotto. Una volta iniziato è difficile fermarlo. Ogni gruppo cerca di far approvare norme particolari e la maggioranza dei cittadini finisce col sentirsi discriminata dalle minoranze, con il risultato di maggiore disintegrazione e non integrazione», è stato l'intervento alla Camera di Rocco Buttiglione. Sempre riguardante la non-integrazione riguarda l'intervento di Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera del Pdl: «La nostra posizione è quella di considerare i gay come dei cittadini uguali agli altri e proprio per questo contestiamo ogni trattamento giuridico specifico e differenziato che come tale ammetterebbe e accentuerebbe una diversità». Di un'altra opinione è il segretario del Pd, Bersani: «È una vergogna, una delle pagine più brutte e spero che non passi inosservata». Anche il presidente della Camera Fini è intervenuto dando il suo "voto" alla pregiudiziale: «Se fossi stato un semplice deputato che può votare e non il presidente, avrei votato convintamente contro le pregiudiziali». Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia ed ex-presidente di Arcigay, annuncia che, come previsto, pubblicherà a tempo debito una lista su internet di tutti i deputati omosessuali del PdL, UdC e Lega.

La prima volta che il ddl è stato bocciato fu il 13 ottobre 2009 quando si votò la pregiudiziale di costituzionalità presentata dall'Udc, la quale affermava che nel ddl non c'era una definizione di "Orientamento sessuale" e che assieme all'omosessualità sarebbero state "legalizzate" parafilie come la pedofilia e la zoofilia. Allora ci furono 285 voti favorevoli, 222 contrari e 13 astenuti alla pregiudiziale. In più il testo era stato bocciato in commissione Giustizia il giorno dopo della Giornata Mondiale contro l'Omofobia e la Transfobia con 24 voti contro 17 a favore. La discussione delle tre pregiudiziali era prevista un mese fa.

Fonti[modifica]