Santa Maria di Leuca: scontro tra ambientalisti e parroco per il nuovo megasantuario sul mare

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martedì 3 febbraio 2009

La basilica settecentesca De finibus terrae, accanto alla quale dovrebbe sorgere il mega-santuario oggetto della controversia ambientalistica e paesaggistica

A Santa Maria di Leuca un acceso scontro vede opposti il parroco Giuseppe Stendardo ai gruppi ambientalistici sul progetto di costruzione di un nuovo mega-santuario sul mare, da erigersi sull'ultimo lembo d'Italia, nel cuore del parco naturale e della zona archeologica, per motivi religiosi e turistici.

Il santuario dovrebbe sorgere proprio accanto alla vecchia basilica del Settecento, detta De finibus terrae. «La vecchia basilica con 250 posti è insufficiente per i pellegrini. Ogni anno ne arrivano un milione, ma non c'è posto. Sono costretto a dire 8 messe al giorno!», afferma il parroco Giuseppe Stendardo. Il progetto, del costo di 7 milioni di euro, prevede l'edificazione il nuovo santuario da mille posti, grande la metà di un campo di calcio e alto 13 metri.

Ma la zona ha vincoli urbanistici, paesaggistici, ed archeologici, per superare i quali il parroco si appella al concordato, che preveda deroghe per le chiese, e ha appena incassato il sì del Comune alla variante al piano regolatore e al progetto, dichiarato di «pubblica utilità», grazie al voto della maggioranza di centrodestra e all'astensione del PD.

Il sindaco Antonio Ferraro dichiara: «Abbiamo ragionato da laici. Il progetto non ha un impatto ambientale devastante e può rappresentare un'occasione per lo sviluppo del turismo religioso». Infatti, oltre alle «improrogabili esigenze di culto», il nuovo santuario dovrebbe assolvere anche un altro compito, quello di replicare a Santa Maria di Leuca il successo di San Giovanni Rotondo, il paese in provincia di Foggia meta dei pellegrinaggi sulla tomba di san Pio, di garantire «un sensibile aumento delle presenze di pellegrini e turisti anche nell'hinterland», come dice la relazione tecnica allegata al progetto, che prevede «Mille posti a sedere, ampio presbiterio con annesso palco per 40 sacerdoti concelebranti, penitenzieria con almeno 10 postazioni confessionali, aule per la catechesi e attività connesse, sala prove per il coro, prima cappella per l'Annunciazione e seconda cappella votiva», più, all'esterno del complesso, «parcheggio per pullman, luoghi di accoglienza e ristoro, percorsi panoramici, giardino terrazzato, sagrato allargato per ospitare un Festival internazionale di una settimana, attività commerciali per la vendita di prodotti tipici e oggetti religiosi».

Il progetto ha però incontrato l'opposizione delle associazioni ambientaliste e laiche, che hanno ribattezzato il santuario «il teomostro» e organizzato proteste il cui slogan è «In Salento più preghiere e meno cemento».

Alle reazioni del parroco, che parla di «pregiudizio anticattolico e anticlericale» e si scaglia contro «agnostici, razionalisti e atei ambientalisti» durante le omelie, Marcello Seclì di Italia Nostra, a capo della protesta, risponde che non si tratta di una «guerra di religione, ma qui sbancheranno tutto il promontorio, è assurdo». E riguardo alla possibilità di incrementare il turismo religioso, gli oppositori ribattono che «in realtà il santuario si riempie solo due mesi d'estate. E poi a San Giovanni Rotondo hanno Padre Pio e i miracoli, mentre qui non abbiamo niente. Né reliquie né miracoli».

Fonti[modifica]