Si aggrava lo scontro tra Berlusconi e i giudici

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sabato 21 giugno 2008

Ieri il premier Silvio Berlusconi ha attaccato duramente la magistratura, o almeno «alcune procure che sovvertono la democrazia».

Il premier parlava di quella componente che a suo dire si è infiltrata nella giustizia per fini politici. Inoltre si è dichiarato estraneo alle accuse contestategli nel caso David Mills.

Berlusconi ha parlato da Bruxelles, dopo il Consiglio europeo, ma ha avuto soprattutto cura di affrontare questioni di politica interna e in particolare, oltre alle parole contro le procure «sovversive» ha dichiarato che gli emendamenti al decreto sicurezza «non sono norme salva-premier». Per questo, ha continuato il premier, ha riferito ai suoi legali di non voler approfittare delle norme riguardanti la sospensione dei processi «di minore allarme sociale».

Ma è sopratutto contro le procure che si è pronunciato: «Non permetterò che accada come nel '94. Allora ho visto sovvertire il voto popolare e non permetterò che accada di nuovo» anche perché questo significherebbe sconfessare il voto popolare degli italiani per colpa di chi 'infiltratosi nella magistratura, la usa per sovvertire la democrazia».

E in questo senso continua dicendo che la prossima settimana farà una conferenza stampa per denunciare la situazione della giustizia e la sua indignazione. Sul caso Mills, continua dicendo: «In ciò di cui sono accusato non c'è nemmeno l'ombra dell'ombra dell'ombra di una possibilità di verità e questo lo giuro davanti ai miei cinque figli, se fosse dimostrato che è vero forse mi ritirerei dalla politica e cambierei anche paese. Non conoscevo la persona, sono fatti che non esistono, risibili, come abbiamo dimostrato».

A queste accuse l'Associazione Nazionale Magistrati ha replicato duramente per bocca del segretario Giuseppe Cascini: «Non si possono rivolgere accuse tanto generiche quanto gravi e ingiustificate. Non c'è nessuna indicazione a fatti e condotte per svolgere un ragionamento. Siamo in presenza di invettive che rendono impossibili qualsiasi reazione». «L'indipendente esercizio della funzione giudiziaria è un valore fondamentale di uno Stato democratico è molto grave che ciò venga messo in discussione ai più alti livelli istituzionali e per giunta in un contesto internazionale, esponendo l'Italia e le sue istituzioni a una grave crisi di credibilità».

Dopodiche l'ANM ha preso la decisione di incontrare il presidente Giorgio Napolitano per discutere della situazione.

I tempi stringono: lunedì la Prima Commissione del CSM inizierà la discussione in merito alle accuse di Berlusconi contro i magistrati. Le parole del premier hanno suscitato comunque sconcerto: «Riportano a un clima di scontro che si pensava superato e fanno saltare i rapporti tra le istituzioni».

Nel frattempo, mentre D'Alema giudica le scelte fatte da Berlusconi come «incompatibili con il dialogo», Francesco Pardi dell'Italia dei Valori è andato anche oltre: «Non si può restare a guardare, di fronte alle leggi canaglia del governo. Ci stiamo preparando a scendere in piazza».

Oggi si è saputo che il CSM è tornato sulle diatribe aperte dall'emendamento blocca-processi, ovvero quello che blocca i procedimenti per reati fino a 10 anni. La bozza in preparazione, e che sarà discussa lunedì dalla Commissione, parla di 'potenziale incompatibilità' con l'Art.111 della Costituzione (ragionevole durata del processo) e con l'art.3 (principio dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge). Una materia tanto importante come questa, dicono i relatori Fabio Roia e Livio Pepino, non può essere affrontata con un decreto legge rispetto al quale per giunta è totalmente estranea al senso (la sicurezza) dello stesso. Anche i riferimenti temporali (fino a giugno 2002) sono privi di 'appigli logici', mentre sarebbe stato più sensato sospendere i processi coperti dall'indulto di due anni fa e quindi sostanzialmente inutili.

Nicola Mancino, attualmente vice presidente del CSM, parla di come l'azione penale sia obbligatoria e come i politici non debbano sviluppare espedienti per eludere le leggi.

Il relatore Vizzini, del Pdl, invece ritiene che sia giusto andare avanti sulla strada scelta e cita come esempio Jacques Chirac, l'ex presidente francese, che solo dopo la fine del suo mandato presidenziale di 14 anni è «andato a farsi il suo processo senza che nessuno s'indignasse».

Inoltre afferma al riguardo di Berlusconi: «Se c'è qualcuno che si sente di affermare che nei suoi confronti, taluni giudici italiani abbiano sempre dimostrato terzietà, io allora vivo in un altro Paese e non mi sono accorto di quello che succede in Italia».

Intanto il consigliere del CSM Fabio Roia ha chiesto a Berlusconi di «fare i nomi» sui PM sovversivi: ovvero che presentasse «denunce circostanziate e nominative su fatti specifici, che non riguardino, come accaduto in passato, il semplice esercizio giurisdizionale».

Fonti[modifica]