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Smarrita un'atomica tra i ghiacci della Groenlandia

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto

sabato 15 novembre 2008

Cartina della Groenlandia. Qaanaaq, la città più vicina alla base aerea di Thule, si trova a nord-ovest dell'isola.

L'emittente televisiva britannica BBC ha reso noto che, grazie a dei documenti resi pubblici dal Freedom of Information Act statunitense, ha potuto ricostruire un incidente avvenuto 40 anni fa in Groenlandia. Il 21 gennaio 1968, in piena guerra fredda, un bombardiere B-52 con a bordo 4 bombe atomiche si è schiantato al suolo a pochi chilometri dalla base aerea di Thule, una base dell'aeronautica militare statunitense 130 km a sud della città di Qaanaaq, in Groenlandia, centro nevralgico del sistema radar che deve proteggere gli USA da un eventuale attacco sovietico. Proprio perché il governo statunitense si aspetta un attacco su Washington, tiene un bombardiere dotato di armi nucleari sempre in volo, così da poter contrattaccare su Mosca il più rapidamente possibile. In seguito all'incidente però vennero recuperate solo 3 delle 4 bombe e, nonostante le ricerche condotte nei mesi successivi con il sottomarino Star III e la raccolta di oltre due miliardi di litri di ghiaccio con tracce radioattive, la quarta bomba, il cui numero di serie era 78252, non è stata mai ritrovata.

La BBC ha intervistato due dei piloti dell'aereo, John Haug e Joe D'Amario, nonché il coordinatore delle ricerche William Chambers, che ha raccontato che «ci fu una grande delusione per ciò che si può definire un fallimento». Le autorità statunitensi hanno dichiarato che il ritrovamento della bomba da parte di qualcun altro è ritenuto «altamente improbabile» e che oggi non c'è più alcun pericolo di radioattività, in quanto essa si è dissolta nell'acqua. Tuttavia tra gli abitanti della regione c'è ancora inquietudine ed in Danimarca, della quale la Groenlandia è una dipendenza, si è aperto un dibattito ed il partito di sinistra Lista Unitaria ha chiesto al primo ministro Anders Fogh Rasmussen di riferire in parlamento.

Fonti

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