Tutu: "A Gaza come nell'Apartheid del Sudafrica"

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venerdì 30 maggio 2008


L'arcivescovo Premio Nobel per la pace 1984 Desmond Tutu è ritornato molto scosso dalla visita a Gaza. Era andato in missione per il Consiglio ONU per i diritti umani, sia per indagare sulla strage di Beit Hanun che per le più recenti e quotidiane problematiche della vista nella Striscia di Gaza. Non è stato agevolato da Israele: come già a suo tempo con lui stesso, e come con Jimmy Carter, Israele ha negato il visto per entrare nella Striscia, così la missione ONU è dovuta entrare per il varco di Rafah, ovvero passando dall'Egitto che per l'occasione lo ha riaperto. Era lo stesso varco già distrutto dai bulldozer gennaio scorso, quando vi fu una vera e propria 'evasione di massa' da parte degli abitanti palestinesi, diretti in Egitto alla ricerca di cibo e beni di consumo. Appena qualche settimana fa, un autocarro esplosivo, guidato da un kamikaze esplose contro il Muro di confine, buttandone giù alcuni metri.

Le sofferenze che l'arcivescovo Tutu ha visto di persona lo hanno fatto piangere dalla disperazione. Anche per lui, 'veterano' della lotta contro l'Apartheid, è stato soncertante la vista della miseria sia morale che materiale in cui versa la popolazione della Striscia. Ricorda poi che anche in Cisgiordania ha visto una disperazione altrettanto vasta nelle persone oppresse dai continui check-point israeliani.

«È stata una esperienza umana sconvolgente. In questi giorni abbiamo avuto modo di renderci conto di persona di una situazione disastrosa. A Gaza è in atto una tragedia umanitaria di fronte alla quale il mondo non può chiudere gli occhi. Perché se la verità fa male, il silenzio uccide».

Tutu ricorda che l'assedio di Gaza è illegale, e costituisce una violazione netta dei diritti umani; fa addirittura fatica a trovare le parole per descrivere quello che ha visto, e non può giustificare che uno stato, per quanto nel diritto di tutelare la propria sicurezza (Israele), infligga tante sofferenze ad un popolo. E la cosa gli ricorda l'Apartheid (termine già usato da Carter), sia a Gaza che nella Cisgiordania.

L'arcivescovo implora che la comunità internazionale faccia sentire la sua voce: il silenzio significa complicità all'oppressione israeliana. Ha anche incontrato il premier di Hamas, Ismail Haniyeh: gli ha chiesto di impedire in ogni modo il lancio dei razzi Qassam verso Sderot, che 'aggiungono solo dolore a dolore'. L'unico modo è di far sedere entrambe le parti ad un tavolo delle trattative e instaurare una vera pace. E di Israele pensa che ha sì diritto a vivere in pace e sicurezza, ma senza farla scontare ai Palestinesi con un'oppressione tanto pesante. Gaza è allo stremo. Non solo materialmente, dice Tutu, ma anche l'assenza di speranza, la disperazione e la certezza che le cose non potranno far altro che peggiorare, i ragazzi che non sanno più immaginare un futuro. è una condizione inaccettabile, inumana. Alla quale non dobbiamo rassegnarci e anche: in conflitti si risolvono trattando con i nemici, non con gli amici.

Nel frattempo qualcosa, a livello culturale, sta accadendo. A Manchester l'assemblea annuale del congresso della University and College Union (ovvero il sindacato dei professori universitari britannici) ha riproposto, per il secondo anno, la mozione in cui si prospetta di boicottare le università israeliane in quanto complici o non dissociate dalla 'catastrofe umanitaria imposta a Gaza' e ai palestinesi in generale. Non è passata, ma ha approvato una mozione in cui si considerano le implicazioni morali e politiche dei rapporti istituzioni-educazione. Era già passata l'anno scorso, suscitando reazioni sdegnate nel campo ebraico e israeliano, ma non ci faremo intimidire ha ribadito il prof. Hickey, l'estensore della mozione. Il 10 maggio scorso, diversi giornali statunitensi hanno pubblicato un appello a non festeggiare per i 60 anni di Israele, cosa equivalente a ballare 'sulle tombe dei palestinesi', vittime di spoliazione e multiforme ingiustizia. Tra i firmatari anche Ken Loach, diversi intellettuali ebrei e l'italiano Gianni Vattimo.



Fonti[modifica]