85° anniversario del disastro del Gleno

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lunedì 1 dicembre 2008

La diga del Gleno prima del cedimento.
La diga del Gleno dopo il cedimento.

Si ricorda oggi in Val di Scalve e Val Camonica l'85° anniversario del disastro del Gleno, avvenuto il 1º dicembre 1923 e causato dal cedimento della diga in Val Gleno che provocò la morte accertata di 356 persone (stimata di 500).

La struttura era stata costruita nel 1921, a 1.500 metri di quota, e conteneva sei milioni di metri cubi d'acqua. Alle ore 7.15 il cedimento di un pilone centrale, causato dalla poca perizia nella costruzione, fece riversare sugli abitati di Vilminore, Dezzo, Angolo Terme, Gorzone, Boario, Corna e Darfo un'ondata che spazzò via gran parte delle costruzioni, scaricandosi nel fiume Oglio e in seguito nel lago d'Iseo.

Maria Trebeschi, classe 1916, ricorda: «Era come un ciclone, una montagna di vapore che si avvicinava accompagnata da un frastuono indicibile; guardammo il corso del torrente Dezzo e pensammo di dover morire. Poi ci trascinarono in casa e, nella confusione, cominciammo a vedere la gente rotolare e volare a diversi metri d' altezza, spinta da uno spostamento d'aria incredibile. Solo dopo arrivò l'acqua. Il giorno dopo il crollo ci mandarono nel vicino istituto delle suore con la raccomandazione di non aprire mai le finestre e non guardare quello che stava succedendo. Noi bambini non ascoltammo e per ore, dove qualche giorno prima avevamo sempre visto case e alberi, vedemmo un'infinita distesa di cadaveri».

L'accaduto ebbe rilevanza nazionale, e sia Gabriele d'Annunzio che il re Vittorio Emanuele III visitarono i territori colpiti dal disastro.

Continua la Trebeschi: «Non vidi di persona re Vittorio Emanuele, ma una zia mi raccontò che la gente non fece quasi caso alla visita del sovrano. Lui passava con il suo seguito nelle strade e le persone continuavano imperterrite il loro lavoro di ricostruzione». Riguardo a Gabriele d'Annunzio: «In molti dicono che uscendo dalla chiesa dove erano raccolti i cadaveri, scoppiò a piangere a dirotto dopo avere visto i corpi senza vita di decine di bimbi».

Maria Santi, all'epoca 8 anni, abitava ad Azzone, in linea d'aria cinquanta metri sopra l'abitato di Dezzo, spazzato via dall'ondata d'acqua: «Nel paese di Dezzo c'erano un mulino moderno, un albergo, la macelleria, alcune osterie e i negozi. Quella mattina, in pochi secondi, tutto venne spazzato via per sempre. Poi la valanga di acqua, pietre, alberi e detriti si fermò sopra l'abitato di Angolo, rimbalzò contro la montagna e ritornò indietro per completare lo scempio».

Da oggi a venerdì 12 sarà visitabile in comune a Darfo Boario Terme la mostra documentaria appositamente realizzata congiuntamente a lavori preparati dalle scuole del territorio.

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