Cina: tre giorni di lutto per le vittime del terremoto; continua a crescere il bilancio dei morti

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lunedì 19 maggio 2008

A una settimana dal sisma la Cina intera si è fermata per tre minuti in memoria delle vittime. Hu Jintao e altri dirigenti sono apparsi in televisione nei minuti di silenzio, capo chino e fiori bianchi ai baveri delle giacche. A Tian'anmen, Pechino, in migliaia sono rimasti in silenzio e poi hanno urlato «Lunga vita alla Cina!». È la prima volta che la nazione si ferma per un disastro naturale; persino la Fiamma olimpica, che pure è stata osteggiata nel mondo, è stata fermata per tre giorni, non ci sono spettacoli e le bandiere sono a mezz'asta.

La Cina ha dichiarato tre giorni di lutto, la cui ragione è il bilancio delle vittime, sempre più platealmente disastroso: attualmente si parla di 34 073 morti, ma Liu Qibao, responsabile della provincia del Sichuan, ha dichiarato che potrebbero essere oltre 71 000. La città più vicina all'epicentro è stata distrutta, con l'80% dei 10 000 abitanti perita sotto le macerie, nonostante fosse pieno giorno (a differenza del sisma iraniano del dicembre 2003 che distrusse Bam).

Nonostante due donne siano state estratte vive dalle macerie ancora oggi, oramai le speranze per i dispersi sono pressoché nulle. Prestare soccorso in queste zone, devastate dalle scosse e con una pioggia insistente, non è facile: oltre 200 soccorritori sono stati sepolti nelle ultime 72 ore a causa di smottamenti di fango. Sono stati autorizzati anche soccorritori stranieri che saranno coordinati dalla Croce Rossa cinese.

A lasciare il segno è non solo il bilancio delle vittime, ma anche quello dei danni agli edifici, sebbene passato in secondo piano: le scuole cinesi della zona erano al più capaci di reggere sismi di magnitudo 7, meno di quello che si è scatenato, almeno questa è la ragione fornita dai cinesi per spiegare il crollo di centinaia di scuole.

Gli uomini non sono stati gli unici a subire il sisma: pare che tra gli animali d'allevamento, per lo più polli, ci siano 12,5 milioni di vittime (su 1,5 miliardi allevati nella provincia). Distrutti anche coltivazioni, sistemi d'irrigazione, oltre 12000 ettari di ortaggi, oltre 10000 a grano; a rischio anche 100000 ettari di risaie (1000 km2) a causa dei danni alle irrigazioni e della mancanza di manodopera dovuta alla catastrofe generale. La provincia colpita dal sisma fornisce il 6% del grano e il 5% degli ortaggi dell'intera Cina. Il terremoto costerà la riduzione del PIL di 0,2-0,7 punti.

Fonti[modifica]